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Neofobia e disturbi alimentari nei bambini: come comportarsi
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Alimentarsi è uno dei bisogni essenziali degli esseri viventi. Senza cibo infatti non è possibile la vita e i nutrienti assunti con la dieta diventano parte integrale dell’organismo. Nell’uomo, tuttavia, il mangiare ha sfumature e aspetti più complessi. Il cibo può essere un’esigenza, un momento di piacere, un atto di socializzazione, un hobby, una fonte di lavoro. Il modo stesso di alimentarsi e il suo significato variano con l’età. Per il neonato è l’appagamento di un istinto, ma anche il modo in cui si costruisce il rapporto con la madre (per il bebè il seno materno è un elemento di sé, come lo era il cordone ombelicale nella sua vita fetale). Crescendo, il bambino inizia a sviluppare gusti e a scegliere cosa, come e quando mangiare. Questo aspetto diviene via via più complesso con il passare degli anni, fino a quando, da atto individuale, il nutrirsi diventa momento sociale e relazionale. Per questo motivo, i disturbi dell’alimentazione non rappresentano solo un momento di difficoltà nell’assunzione del cibo, ma possono nascondere problemi di natura molto diversa.

I disturbi alimentari più diffusi nei bambini
Si stima che circa un 25-45% dei bambini presenti difficoltà nell’alimentazione. Bambini di età diverse presentano con maggiore frequenza problemi di natura diversa. Tuttavia, i disturbi della prima infanzia possono trascinarsi nel tempo e continuare a manifestarsi anche in altra forma nelle età più avanzate e nell’adolescenza. Tra i disturbi alimentari legati alla prima infanzia troviamo:

  • disturbo della nutrizione: in cui il bambino non riesce ad assumere la quantità e la qualità di nutrienti necessarie al suo sviluppo, andando incontro a problemi della crescita;
  • comportamento “pica”: ossia l’abitudine che hanno alcuni bambini di ingerire sostanze, come l’intonaco o la terra, che non sono commestibili;
  • disturbo di ruminazione: legato a frequenti episodi di rigurgito che sono però legati a un problema comportamentale e non a una malattia, come il reflusso gastroesofageo.

Nei bambini più grandi e negli adolescenti si riconoscono altri disturbi dell’alimentazione, quali:

  • rifiuto del cibo: in cui i bambini rifiutano di alimentarsi in particolari situazioni; 
  • rifiuto pervasivo del cibo: una condizione grave e spesso associata a gravi eventi traumatici, in cui il bambino rifiuta completamente di alimentarsi;
  • comportamento selettivo: si verifica quando i bambini scelgono di mangiare solo alcuni alimenti e, spesso, non vogliono introdurne di nuovi (neofobia);
  • alimentazione restrittiva: in cui le porzioni di cibo sono ridotte anche a causa di uno scarso interesse per il cibo, ma senza che questo provochi alterazioni dello sviluppo;
  • disfagia funzionale: in cui il bambino mostra parziale rifiuto del cibo per paura di vomitare o soffocare, anche se non ha patologie che possano giustificare una tale paura;
  • anoressia e bulimia nervosa: spesso tipica del periodo prepubere o dell’adolescenza, orientate al controllo e alla percezione distorta del proprio aspetto corporeo.

Poiché alimentazione e vita di relazione sono in stretto legame tra loro, nei disturbi dei primi anni di vita e, per altri versi, in quelli degli anni successivi, il problema può nascondersi non solo nel bambino, ma anche in chi gli sta attorno e in particolare nel genitore, che può causare o amplificare una problematica più o meno presente.

Come accorgersi del problema e cosa fare?
Nei bambini più piccoli, individuare un problema di alimentazione è più semplice, perché i genitori sanno giorno per giorno cosa e come i propri figli mangiano. È vero però che, a volte, la percezione degli adulti può essere alterata. Questo succede, ad esempio, quando si preparano sempre gli stessi cibi per essere sicuri che il bambino li mangi; quando le porzioni proposte sono esagerate rispetto ai reali fabbisogni del bambino; quando il bambino usa l’alimentazione o presunti sintomi a essa legati (quali il vomito autoprovocato, oppure il mal di pancia) per controllare gli adulti e ottenere quello che vuole. Nei ragazzi più grandi e, in particolare, negli adolescenti, i problemi possono essere, specie all’inizio, molto sfumati. Nell’anoressia nervosa, per esempio, il rifiuto del cibo può essere graduale e accompagnato da piccole manie, ossessioni, oppure da un’eccessiva attività fisica. Per contro nella bulimia, caratterizzata da abbuffate a cui seguono comportamenti compensatori (quali vomito autoindotto oppure esercizio fisico eccessivo), queste attività posso avvenire in buona parte di nascosto o fuori da casa.

L’importanza di intervenire in tempo
Cogliere i primi segnali di un problema è importante, perché i disturbi dell’alimentazione hanno due grosse implicazioni. La prima è legata all’alimentazione stessa: mangiare in maniera sbagliata, eccessiva o insufficiente può portare ad alterazioni anche importanti della crescita o predisporre a malattie organiche. La seconda è invece legata più all’aspetto psicologico e relazionale che può, da un lato, essere la causa del problema, dall’altro, diventarne una conseguenza. Prevenire i disturbi alimentari non è facile e implica uno stile di vita e di relazione sano a tutto tondo per il bambino. Il pediatra di famiglia e gli educatori sono le figure di riferimento che possono aiutare a individuare il problema. È importante tuttavia affidarsi sempre a uno specialista per intervenire precocemente quando il processo si sta instaurando. La gestione del disturbo alimentare può rivelarsi infatti molto complessa e cercare di risolverla in autonomia, senza assistenza medica, rischia di complicare il problema.

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