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Pirosi: cause, sintomi, rimedi e trattamenti

La malattia da reflusso gastroesofageo si associa alla risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago ed eventualmente oltre, cioè nella cavità orale o nelle vie respiratorie. Durante il reflusso, il passaggio del materiale acido di provenienza gastrica si accompagna tipicamente a pirosi gastrica, ossia a una sensazione di bruciore a livello dello stomaco, alla quale può seguire la pirosi retrosternale, cioè una fastidiosa sensazione di bruciore dietro lo sterno.

Pirosi: cause e fattori di rischio

In condizioni normali, durante il pasto, gli alimenti vengono masticati e mescolati con la saliva. Con l’atto della deglutizione, il bolo alimentare, cioè questa commistione di cibo masticato e di saliva, passa nell’esofago. La progressione del bolo alimentare avviene attraverso l’aiuto di onde peristaltiche che si propagano nell’esofago, grazie alle quali il bolo alimentare passa attraverso l’esofago e arriva allo stomaco. La corretta funzionalità dello sfintere esofageo inferiore contribuisce a impedire la risalita del contenuto acido dello stomaco nell’esofago. Alcune condizioni possono favorire un reflusso acido, come un’alterata peristalsi a livello dell’esofago, un’alterata funzionalità dello sfintere esofageo inferiore, un aumento della pressione gastrica o una situazione di aumentata acidità a livello dello stomaco. 

Sono quindi molte le condizioni che possono aumentare il rischio di sviluppare una malattia da reflusso esofageo, come: 

  • il consumo di pasti troppo ricchi di grassi, un eccessivo consumo di caffè, agrumi, cibi speziati o bevande gassate;
  • l’assunzione di farmaci, come ad esempio gli antinfiammatori non steroidei, il ferro, i cortisonici;
  • una predisposizione individuale su base genetica;
  • uno stile di vita non corretto (come l’ingestione di oltre 7 drinks alcolici alla settimana ovvero un consumo da moderato ad alto di alcool), o il fumo di sigaretta, o ancora lo stress;
  • la presenza di un’ernia iatale: in questa condizione, l’erniazione di una porzione dello stomaco nel torace si associa a un allineamento dello stomaco con l’esofago, che favorisce il reflusso gastro-esofageo;
  • l’esistenza di un’infezione cronica da Helicobacter pylori che può favorire lo sviluppo di una gastrite cronica e sfociare in un’ulcera. La persistenza di questa infezione batterica rappresenta un fattore di rischio per la degenerazione dell’ulcera in senso tumorale;
  • l’obesità: la pressione intraddominale tende a spingere lo stomaco verso l’alto;
  • la gravidanza: la pirosi gastrica si verifica più frequentemente nel terzo trimestre di gravidanza;
  • l’abitudine di coricarsi a letto subito dopo aver mangiato o la compressione dello stomaco causata da indumenti troppo stretti, che possono favorire il passaggio del contenuto acido dello stomaco nell’esofago. 

Come si manifesta la malattia da reflusso gastroesofageo

I sintomi tipici di un reflusso gastroesofageo sono rappresentati da:

  • pirosi gastrica (o bruciore di stomaco) durante il giorno o la notte;
  • rigurgito acido durante il giorno e la notte;
  • ipersalivazione.

Altri sintomi non sono tipici della malattia da reflusso gastroesofageo, ma possono essere presenti, come:

  • nausea o eruttazioni;
  • digestione lenta, senso di sazietà precoce;
  • dolore alla bocca dello stomaco;
  • gonfiore;
  • vomito;
  • dolore toracico (non cardiaco);
  • tosse cronica, laringite cronica, faringite cronica, asma da reflusso;
  • erosioni dentali;
  • risvegli notturni, incubi.

Il verificarsi, due o più volte alla settimana, di sintomi caratteristici, come la pirosi e il rigurgito acido, suggerisce la possibilità di una malattia da reflusso gastroesofageo.

Pirosi: rimedi e trattamenti

Alcuni cambiamenti dello stile di vita possono contribuire a dare sollievo alla pirosi, come:

  • preferire pasti piccoli e frequenti;
  • evitare lo stress, il fumo, l’alcool, i cibi troppo speziati, troppo elaborati o fritti;
  • fare pasti a base di alimenti ricchi di amido, come le patate lesse e il riso bollito, poiché possono calmare la pirosi;
  • mantenere o raggiungere il peso forma, anche praticando regolarmente un’attività fisica; 
  • lasciar trascorrere almeno 2 ore dal pasto prima di coricarsi;
  • ricorrere a medicinali da banco e al consiglio del farmacista: inizialmente possono essere d’aiuto.

La presenza di sintomi più severi o invalidanti richiede una valutazione medica ed eventuali approfondimenti, come ad esempio la gastroscopia. Una terapia iniziale può essere fatta con antiacidi, in grado di dare sollievo in modo rapido, ma temporaneo, a occasionali episodi di pirosi attraverso una neutralizzazione dell’acidità oppure con alginati, in grado di proteggere la mucosa dall’aggressione dell’acidità gastrica attraverso un’azione di barriera. Generalmente, nel caso sia necessario ricorrere agli antiacidi per più di 2 giorni alla settimana, un ciclo di trattamento di 8 settimane con farmaci inibitori di pompa protonica può permettere di apprezzare la risposta alla terapia nelle persone affette da malattia da reflusso gastroesofageo.

Fonti

Ultimo aggiornamento:11-11-2020

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