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Probiotici resistenti agli antibiotici? Scopriamo cosa significa e come è possibile
Assumere probiotici durante la terapia antibiotica ha dimostrato di accelerare il ripristino della flora batterica commensale, diminuendo quindi la durata e la gravità dei classici effetti collaterali, in particolare della diarrea. Per essere co-somministrati e svolgere il loro ruolo protettivo, i probiotici devono però resistere all’azione degli antibiotici: vediamo come fanno a svolgere questo compito.

Probiotici e antibiotici: cosa sono e come agiscono

Secondo la definizione della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) e dell’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), i probiotici sono «microrganismi vivi e vitali che si dimostrano in grado, una volta ingeriti in adeguate quantità, di esercitare funzioni benefiche per l’organismo». Tra i loro principali effetti, i probiotici contribuiscono a riequilibrare il microbiota intestinale (l’insieme di microorganismi presenti in questo organo) in quanto favoriscono la proliferazione di “batteri buoni” a discapito di quelli patogeni. I ceppi probiotici di origine batterica più utilizzati sono Bacilli, Lactobacilli, Bifidobacteria, Streptococci, mentre tra i lieviti troviamo Saccharomyces boulardii e Saccharomyces cerevisiae.
Sempre mirati contro i batteri (non i virus!), ma con azione opposta, troviamo invece gli antibiotici. Si tratta di sostanze di origine naturale o di sintesi in grado, a basse concentrazioni, di bloccare la riproduzione di batteri patogeni (antibiotici batteriostatici) o di ucciderli (antibiotici battericidi). La loro azione, spesso non mirata su un unico ceppo di microorganismi, può però causare la perdita di equilibrio (disbiosi) dell’intera comunità batterica intestinale e, di conseguenza, una ridotta protezione da parte dei ceppi commensali e la comparsa di effetti collaterali, prima fra tutti la diarrea associata agli antibiotici. Ecco perché è utile assumere probiotici e antibiotici insieme.

Come fanno i probiotici a resistere all'azione degli antibiotici?

Fondamentale perché un probiotico possa contrastare la disbiosi causata dagli antibiotici, è la sua efficacia, garantita anche dalla sua capacità, nota con il termine di “antibiotico-resistenza”, di sopravvivere a un determinato antibiotico (o a più antibiotici contemporaneamente). Questa caratteristica propria dei ceppi probiotici non deve essere però trasmessa ai batteri presenti nell’intestino, quelli patogeni (cioè che possono causare malattie) in primis.
Visti i diversi meccanismi d’azione delle varie classi di antibiotici e considerando la varietà di ceppi probiotici e formulazioni disponibili, per individuare il probiotico su cui puntare e come sia meglio utilizzarlo, in termini di dosaggio e durata della somministrazione, nell’ambito di un particolare disturbo è bene confrontarsi con il proprio medico o il farmacista di fiducia.

L’antibiotico-resistenza: di cosa si tratta?

Se è positivo che un probiotico sia resistente agli antibiotici, lo stesso non si può dire per gli altri microrganismi che vivono nel nostro intestino, soprattutto quelli patogeni o potenzialmente tali. Quando un batterio non è più sensibile a un antibiotico si parla infatti di “resistenza”, in quanto esso diventa in grado di sopravvivere nonostante l’azione del farmaco, che perde così la sua efficacia terapeutica.
Il fenomeno dell’antibiotico-resistenza può essere causato da un uso scorretto di questi farmaci, per esempio quando vengono assunti inutilmente in caso di infezioni virali (influenza, raffreddore, ecc.), oppure quando il ciclo di terapia viene interrotto precocemente o, di contro, ne viene protratta a piacimento la durata. Talvolta, l’efficacia dell’antibiotico si recupera con l’aumento delle dosi ma, nella maggior parte dei casi, è necessario trovare nuovi farmaci che, con l’incremento di questo fenomeno, diventano sempre più scarsi.
È quindi sempre opportuno assumere antibiotici soltanto se prescritti dal medico, rispettando tempi e dosaggi indicati e assumendo in combinazione prodotti probiotici per ripristinare l’equilibrio della flora intestinale, spesso indebolita dai tipici effetti collaterali gastrointestinali (in particolare la diarrea) associati alle terapie antibiotiche.

Fonti

  • FAO/WHO, Guidelines for the evaluation of probiotics in food: report of a joint FAO/WHO working group on drafting guidelines for the evaluation of probiotics in food, London, Ontario, Canada, April 30 and May 1,2002.

    https://www.who.int/foodsafety/fs_management/en/probiotic_guidelines.pdf
  • McFarland, LV., Evidence-based review of probiotics for antibiotic-associated diarrhea and Clostridium difficile infections, Anaerobe, volume 15, issue 6, pages274-280, 2009.

    https://doi.org/10.1016/j.anaerobe.2009.09.002
  • IUPAC. Compendium of Chemical Terminology, 2nd ed. (the "Gold Book"). Compiled by A. D. McNaught and A. Wilkinson. Blackwell Scientific Publications, Oxford (1997). Online version (2019-) created by S. J. Chalk.

    https://doi.org/10.1351/goldbook
  • Relman, DA., Lipsitch, M., Microbiome as a tool and a target in the effort to address antimicrobial resistance, PNAS, volume 115, issue 51, pages 12902-12910, 2018.

    https://doi.org/10.1073/pnas.1717163115
Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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