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Prolasso Rettale
Il prolasso rettale consiste nella fuoriuscita, attraverso l’orifizio anale, della porzione finale dell’ultimo tratto di intestino, il retto. È, nella maggior parte dei casi, associato al rilassamento dei muscoli dello sfintere anale (una struttura a forma di anello che mantiene chiuso l’ano) e del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli che chiudono la parte inferiore della cavità addominale). Il prolasso rettale può inoltre essere associato a diverse patologie, come la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), un tumore colon-rettale o anale, la fibrosi cistica ecc.

Stitichezza: una delle possibili cause di prolasso rettale

La stitichezza, o stipsi, è un problema diffuso che interessa circa il 15% della popolazione mondiale, sia maschile sia femminile, anche se è più frequente nelle donne e negli anziani. Può essere causata da variazioni occasionali nella dieta e nelle abitudini quotidiane (per esempio nei periodi di vacanza) o da stati di disidratazione e, generalmente, non necessita di particolari attenzioni. In altri casi la stipsi può essere dovuta a un rallentato transito intestinale o a una inefficace espulsione delle feci che rendono l’evacuazione difficoltosa, poco frequente e associata a una sensazione di incompleto svuotamento intestinale. Ciò può accadere, per esempio, nelle donne che hanno dato alla luce più figli o che hanno subito interventi ginecologici, nelle quali la stipsi può essere causata dalla cosiddetta defecazione ostruita, ovvero l'impossibilità di defecare in modo naturale a causa di un prolasso rettale.

Prolasso rettale: i sintomi

I sintomi di un prolasso rettale sono vari e non devono per forza presentarsi tutti in concomitanza:

  • la comparsa di una sporgenza dall’ano;
  • una sensazione di incompleta evacuazione;
  • l’emissione ripetuta o difficoltosa di una scarsa quantità di feci
  • la necessità di elevata spinta per evacuare le feci;
  • un senso di fastidio a livello dell’ano e della zona circostante (zona perianale), che tende ad accentuarsi dopo l’evacuazione o quando si sta in piedi, associato anche a dolore addominale e all’osso sacro;
  • prurito, perdita di muco e sensazione di umidità a livello dell’ano;
  • l’insorgenza di emorroidi
  • la presenza di sangue a livello anale;
  • la perdita involontaria di feci (incontinenza fecale) o, al contrario, stipsi e feci dure.

Prolasso rettale: quali sono i rimedi?

Esistono due approcci, uno conservativo e l’altro chirurgico, per curare il prolasso rettale, e la scelta da parte del medico varierà a seconda dell’entità e del livello di gravità del prolasso e di altri fattori.  
La terapia conservativa del prolasso rettale prevede, quando il prolasso è agli inizi e compaiono in modo ricorrente alcuni dei sintomi menzionati, di adottare una serie di comportamenti che hanno lo scopo di migliorare i disturbi e le cause del prolasso. Tra queste:

  • bere molta acqua;
  • seguire un regime alimentare ricco di fibre.

In alcuni casi è utile anche praticare esercizi per la muscolatura del pavimento pelvico ed eventualmente ricorrere all’utilizzo di lassativi.
I lassativi possono appartenere a diverse categorie:

  • lassativi osmotici, che sono in grado di richiamare e trattenere liquidi nell’intestino;
  • lassativi emollienti, che si mescolano alle feci rendendole più morbide;
  • lassativi di massa, così detti proprio perché, mescolandosi alle feci, ne aumentano la massa e ne velocizzano il transito intestinale;
  • lassativi da contatto che, stimolando la peristalsi intestinale, accelerano il passaggio delle feci e la loro evacuazione. 

La scelta del tipo di lassativo e la durata del trattamento viene decisa dal medico. È bene sapere, infatti, che un uso improprio dei lassativi può avere un effetto controproducente a lungo termine, data la tendenza dell’intestino a “impigrirsi”.
Il secondo approccio prevede, invece, l’intervento chirurgico del prolasso rettale: la scelta della metodica e del tipo di intervento più appropriato è fatta, ovviamente, dal chirurgo, a seconda della tipologia e del grado del prolasso rettale e dei sintomi associati, oltre che sulla base delle caratteristiche specifiche del paziente, quali età, sesso e presenza di altre patologie in corso.

Prolasso rettale: la dieta

Una dieta per il prolasso rettale prevede un’alimentazione varia, ricca in frutta fresca, verdura e prodotti a base di farine integrali. Questi, essendo ricchi di fibre, aiutano la peristalsi, rendendo un po’ più rapido il transito intestinale del cibo. Per questo è indicato assumere almeno 20-30 grammi di fibre al giorno, anche sotto forma di integratori alimentari. Importante è anche l’assunzione di probiotici, ovvero batteri “buoni” che sono in grado di riequilibrare la flora intestinale, mentre è sconsigliato un consumo eccessivo di formaggi e latticini, cioccolato, alimenti speziati, caffè, alcol e bevande gassate. Importante è anche un buon livello di idratazione, che è possibile assicurarsi assumendo ogni giorno almeno due litri di acqua, anche sotto forma di tisane o minestre.

Esercizi per contrastare il prolasso rettale

Il prolasso rettale può essere contrastato, in particolar modo nelle fasi iniziali, attraverso una costante attività fisica mirata. Si possono effettuare esercizi che hanno lo scopo di rafforzare i muscoli delle pareti anali, noti anche come esercizi di Kegel, che consistono in sequenze, più o meno frequenti e durature, di contrazione e rilassamento dello sfintere anale e del pavimento pelvico. Sono consigliate anche le passeggiate a passo moderato, mentre sono da evitare attività che prevedano un’eccessiva sollecitazione del pavimento pelvico come per esempio:

  • trascorrere lunghi periodi in piedi;
  • effettuare sforzi eccessivi, quali il sollevamento pesi, l’atletica e i salti;
  • utilizzare a lungo la bicicletta.

Fonti

  • Schey, R., Cromwell, J., Rao, SS., Medical and surgical management of pelvic floor disorders affecting defecation, Am J Gastroenterol; volume 107, issue 11, pages 1624-33, 2012.
  • Rao, SS., Go, JT., Treating pelvic floor disorders of defecation: management or cure?. Curr Gastroenterol Rep. 2009; volume 11, issue 4, pages 278-287. https://doi.org/10.1007/s11894-009-0041-3
  • Choi, JS., et al., Outcome and management of patients with large rectoanal intussusception, Am J Gastroenterol.; volume 96, issue 3, pages 740-744, 2001. https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/11280544/
Ultimo aggiornamento:16-03-2021

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