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Reflusso in gravidanza: cause, sintomi e rimedi consigliati
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Il reflusso gastroesofageo in gravidanza è il più frequente dei disturbi gastroenterologici (molto diffusi in generale tra le neo-mamme) che le donne possono avvertire in questo momento importante della loro vita.
Pur non essendo questa una patologia pericolosa né per la mamma, né per il nascituro, può essere difficile convivere con i suoi sintomi: per fortuna spesso è sufficiente mettere in atto alcuni piccoli accorgimenti comportamentali e alimentari per affrontarlo serenamente.

Il reflusso gastroesofageo: cos’è e da quali sintomi riconoscerlo
Con il termine “reflusso gastroesofageo” si intende la risalita di materiale dallo stomaco all’esofago (la porzione del tubo digerente che collega la bocca allo stomaco). Il reflusso è un fenomeno fisiologico, che avviene anche in condizioni di normalità; quando però gli episodi di reflusso risultano frequenti e prolungati, l’azione irritante delle secrezioni gastriche sulla mucosa dell’esofago può portare allo sviluppo di sintomi e lesioni. In questi casi, si può correttamente parlare di malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). La malattia da reflusso è caratterizzata da alcuni sintomi peculiari:

  • bruciore o “pirosi” retrosternale (ovvero localizzato dietro al petto);
  • rigurgito.

Questi sintomi tipicamente compaiono dopo i pasti, specialmente quelli particolarmente abbondanti e ricchi di grassi, e migliorano con l’assunzione di farmaci antiacidi.

Altri sintomi, meno frequenti e specifici, comprendono:

  • tosse stizzosa
  • raucedine e cambio di voce
  • riniti e faringiti ricorrenti
  • dolore toracico
  • difficoltà nella deglutizione (“disfagia”)
  • sensazione di corpo estraneo in gola.

La MRGE è un disturbo benigno, ma gravato spesso da una sintomatologia importante e non sempre semplice da controllare.

Reflusso in gravidanza: quali sono i sintomi
La gravidanza è un momento di grandi cambiamenti nella vita di una donna, carico di aspettative e di emozioni. Purtroppo, durante questo periodo non sono infrequenti alcuni disturbi di ordine gastroenterologico; fortunatamente, pur essendo fastidiosi, questi disturbi nella maggior parte dei casi sono di entità lieve. La malattia da reflusso gastroesofageo è un disturbo molto comune nella popolazione generale, ne è colpito infatti fino al 20-40% della popolazione occidentale. Questo disturbo è ancora più frequente durante la gravidanza, arrivando a colpire, secondo recenti studi, dal 40 all’80% delle donne durante la gestazione. Tipicamente, i sintomi da reflusso insorgono nelle prime settimane e nel primo trimestre di gravidanza, mentre è più difficile che esordiscano nel terzo trimestre (solo nel 10% dei casi).
I sintomi della malattia da reflusso durante la gravidanza non sono diversi da quelli abituali: i sintomi predominanti sono infatti la pirosi retrosternale e il rigurgito, mentre possono esserne presenti altri come la nausea, il vomito, la perdita di appetito e il dolore epigastrico, ovvero nella parte alta dell’addome.

Reflusso in gravidanza: perché si genera e quali sono i fattori che lo causano
In generale, la patogenesi della malattia da reflusso gastroesofageo dipende dal venir meno dei cosiddetti meccanismi di anti-reflusso, il principale dei quali è l’attività dello sfintere esofageo inferiore (SEI). Quest’ultimo, è un piccolo apparato muscolare che normalmente consente il passaggio del bolo alimentare dall’esofago allo stomaco, impedendone la risalita e quindi il reflusso di materiale nell’esofago. Quando l’attività del SEI è in qualche modo intaccata, si può sviluppare la malattia da reflusso gastroesofageo. Alla patogenesi della malattia da reflusso gastroesofageo in gravidanza concorrono diversi fattori, sia ormonali che meccanici: si pensa tuttavia che il contributo maggiore sia dato dagli ormoni circolanti (estrogeni e progesterone), in grado di diminuire l’attività dello sfintere esofageo inferiore. Sembra invece avere poca importanza l’aumento di volume (e quindi di pressione) dell’addome dovuto alla presenza del nascituro.

Cosa fare in caso di reflusso in gravidanza prima di ricorrere ai farmaci
Pur essendo un disturbo assolutamente benigno, e che raramente incide sul decorso della gestazione, il reflusso può essere una presenza “fastidiosa”, che può turbare la serenità della futura mamma. Fortunatamente, è possibile mettere in pratica una serie di accorgimenti che possono alleviare in molti casi i sintomi del reflusso; si consiglia ad esempio di:

  • evitare di consumare pasti la sera tardi o di coricarsi prima di 3 ore dalla fine del pasto;
  • rialzare la testata del letto di 10-15 cm e di riposare possibilmente sul fianco sinistro;
  • evitare fumo e alcool;
  • evitare l’assunzione di farmaci noti per diminuire la pressione del SEI: farmaci calcio-antagonisti, anticolinergici, teofilline, antipsicotici e antidepressivi.

In molti si chiedono se esista una dieta per il reflusso gastrico in gravidanza: valgono le stesse raccomandazioni valide per la MRGE nella popolazione abituale, ovvero quelle di evitare cibi grassi, spezie, caffè, cioccolato, menta e agrumi.
Solo in caso di persistenza dei sintomi nonostante l’adozione delle misure consigliate, è indicata una terapia farmacologica, sempre sotto la supervisione di un medico. I farmaci più utilizzati e sicuri sono gli antiacidi e gli alginati, mentre sono da utilizzare solo in casi eccezionali i farmaci antisecretivi come gli antagonisti del recettore H2 dell’istamina e gli inibitori di pompa protonica.

Fonti

  • Malfertheiner, S. F., et al., A prospective longitudinal cohort study: evolution of GERD symptoms during the course of pregnancy, BMC Gastroenterol. 12, article number 131, 2012.

    https://doi.org/10.1186/1471-230X-12-131

  • Ali, R. A. R. & Egan, L. J., Gastroesophageal reflux disease in pregnancy, Best Pract. Res. Clin. Gastroenterol., volume 21, issue 5, pages 793-806, 2007.

    https://doi.org/10.1016/j.bpg.2007.05.006

  • Gomes, C. F., et al., Gastrointestinal diseases during pregnancy: what does the gastroenterologist need to know? Ann. Gastroenterol., volume 31, issue 4, pages 385–394.

    https://doi.org/10.20524/aog.2018.0264

Ultimo aggiornamento 29-11-2019
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