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Sindrome del colon irritabile: sintomi, cause e cure
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La sindrome del colon irritabile, nota comunemente come colite spastica, è uno dei disturbi più comuni in ambito gastroenterologico.

Il sintomo principale: dolore addominale
Caratterizzata da frequenti dolori e fastidi addominali associati a disturbi nell’evacuazione, come stitichezza e dissenteria, questa sindrome tende a colpire più le donne degli uomini. Il recente consensus internazionale di esperti Roma IV ha aggiornato i criteri per la diagnosi del disturbo: la presenza di dolore per almeno un giorno a settimana, associato a un cambio della frequenza o della consistenza delle evacuazioni, sono i riferimenti fondamentali per la definizione della patologia. Il sintomo cardine e più significativo della sindrome del colon irritabile è il dolore addominale: la sua intensità può variare dal semplice fastidio a vere e proprie coliche; tipicamente si risolve, o migliora, con la defecazione e si localizza nel basso addome. Al dolore possono associarsi altri sintomi gastrointestinali, quali sensazione di pancia gonfia, meteorismo, distensione addominale e dispepsia, ovvero difficoltà a digerire.

Due tipologie diverse in base alle manifestazioni principali
Se il dolore addominale è il sintomo più tipico, due sono le tipologie della sindrome, identificate con altrettante manifestazioni: nella prima viene accompagnato da stipsi, mentre nella seconda da diarrea. Tra questi due estremi però si possono verificare situazioni miste e non ben definibili, né uniformi. Inoltre, perché si possa parlare a tutti gli effetti di colon irritabile, i disturbi devono persistere per almeno 6 mesi.

Più cause da considerare
Non è ancora stata riconosciuta una causa univoca per la sindrome del colon irritabile: la teoria più accreditata è infatti che più fattori concorrano alla sua formazione. Viene spesso considerata come un disturbo funzionale del tratto gastrointestinale. Alla base dei sintomi infatti pare esserci un intestino che “si muove male” e che reagisce in maniera incongrua agli stimoli fisiologici. Negli anni, per spiegare questa patologia, sono stati individuati vari meccanismi, su cui possono influire certi alimenti, sostanze o fattori psicologici ed emotivi legati allo stress:

  • peristalsi intestinale alterata, che si può riflettere sia in un aumento delle evacuazioni, con conseguente diarrea, sia nella propagazione di spinte non coordinate che rallentano il transito, con la presenza di stipsi;
  • aumento della sensibilità viscerale, ovvero la percezione degli stimoli sensitivi – soprattutto quelli dolorosi – provenienti dall’intestino. Questo incremento può a sua volta peggiorare la tollerabilità ai gas presenti fisiologicamente nell’apparato digerente: in presenza di colon irritabile, possono risultare aumentati e difficili da espellere;
  • un filone di ricerca emergente ha evidenziato che esiste una correlazione tra il colon irritabile e l’alterazione del microbiota intestinale.

Approcci terapeutici e di prevenzione della sindrome del colon irritabile
Vari sono gli approcci terapeutici per la gestione del colon irritabile, perché differenti sono i meccanismi all’origine di questo disturbo. Come abbiamo visto, questa sindrome può avere una sintomatologia comune a quella di altre patologie: il primo passo per porvi rimedio è quindi avere un corretto inquadramento da parte del medico. Una volta confermata la diagnosi, in linea generale è buona norma fare in modo che i presidi medici, guidati dalla sintomatologia prevalente, vengano combinati a interventi sullo stile di vita. Molto importante è fare attenzione alla dieta, praticare attività fisica e fare attenzione a possibili fattori psicologico-emotivi scatenanti. I trattamenti non farmacologici più indicati sono rappresentati dagli integratori di fibre solubili, dalla terapia cognitivo-comportamentale e dall’ipnosi. La terapia medica invece si basa su farmaci antispastici, antidiarroici o, viceversa, lassativi (in base ai sintomi prevalenti) e farmaci che agiscono sul sistema nervoso centrale. I probiotici (o fermenti lattici), grazie al loro ruolo di modulazione del microbiota intestinale, posso essere un approccio altrettanto valido. Sarà il medico, dopo un’attenta valutazione, a indicare l’iter terapeutico più corretto.

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