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I sintomi dell’influenza più aggressivi del solito: come riconoscerli e cosa fare

I sintomi dell’influenza sono diversi e dipendono dalla nostra generale risposta immunitaria: si va dalla stanchezza, alla congestione nasale, fino ad arrivare al mal di gola e alla febbre alta. L’influenza è una delle infezioni delle vie respiratorie più comuni tra gli esseri umani: è causata da virus, ha elevata contagiosità e, nella maggior parte dei casi, dura meno di una settimana.

Da cosa è causata l’influenza?

I virus, una volta entrati nel nostro organismo, risalgono il tratto respiratorio e infettano le cellule che rivestono l’epitelio delle vie respiratorie, iniziando a proliferare e diffondere altre particelle virali. Per alcune categorie di persone, come anziani e pazienti con patologie croniche, l’influenza può comportare serie complicanze.
L’influenza è un disturbo molto frequente e facilmente diagnosticabile, tuttavia la comprensione dei meccanismi che generano i sintomi influenzali è sempre stata scarsa rispetto alle conoscenze disponibili sulla biologia molecolare dei virus coinvolti. Grazie a recenti studi (come quello pubblicato nel 2005 sulla rivista The Lancet Infectiuos Diseases, Understanding the symptoms of the common cold and influenza) che indagano il ruolo delle citochine nell’influenza, si è riusciti a capire qualcosa di più sui sintomi. Le citochine sono molecole rilasciate dalle cellule che attivano la risposta immunitaria dell’organismo e che hanno un ruolo essenziale nella regolazione dei meccanismi di difesa e dei processi infiammatori. Comprendendo come funzionano, possiamo meglio capire perché insorgono sintomi come febbre, brividi, mal di testa e dolori muscolari.

Quali sono i sintomi dell’influenza

L'influenza, a differenza del raffreddore, si manifesta improvvisamente. I sintomi tipici e più frequenti sono:

  • febbre o brividi
  • tosse
  • mal di gola
  • congestione nasale
  • dolori muscolari o articolari
  • mal di testa
  • sensazione di affaticamento.

La febbre può anche non comparire, oppure può presentarsi all’improvviso e salire molto velocemente (nei bambini può arrivare anche a 40 gradi). Alla febbre può accompagnarsi la tosse secca, che può durare anche due settimane. Oltre a questi sintomi, possono insorgere anche fotofobia (estrema sensibilità alla luce) e inappetenza.
Nei bambini, inoltre, può capitare di veder comparire anche vomito e diarrea, ma in questo caso si tratta di patologie gastrointestinali che erroneamente sono associate all’influenza, e che infatti spesso sono denominate influenze intestinali.

Quali sono i sintomi dell’influenza più gravi del solito?

Dolori articolari, febbre, mal di gola e congestione nasale sono solitamente i segnali più pesanti e fastidiosi di questa infiammazione perché debilitano l’organismo. In realtà, questi segnali di malessere non sono provocati dall'azione dei virus, ma sono causati dalla risposta immunitaria scatenata dall’organismo per arginare l’attività patogena.
Una volta che il virus entra nel nostro organismo, infatti, incontra prima di tutto macrofagi e neutrofili, le cellule del nostro sistema immunitario che producono le già citate citochine.
Quanto avviene questo incontro, si possono presentare:

  • mal di gola: quando i linfociti T intercettano il virus, organizzano il loro attacco iniziando a popolare i linfonodi, organi periferici del sistema linfatico che si trovano nella gola e nei polmoni e che in questo modo si gonfiano e diventano doloranti. A questo punto, i linfociti T invadono le vie respiratorie per attaccare il virus. In questo momento si possono avvertire sintomi come difficoltà a respirare, accumulo di muco e tosse, riflesso che serve ad espellere il muco;
  • febbre alta: le citochine, una volta prodotte dai macrofagi, entrano nel circolo sanguigno e causano sintomi in tutto l’organismo, dalla stanchezza ai dolori muscolari, fino al mal di testa. Un tipo di citochina, l'interleuchina-1, agisce anche sull'ipotalamo, una struttura del nostro cervello che regola la temperatura del corpo e che è responsabile dell’insorgenza di febbre e mal di testa;
  • dolori articolari e muscolari: l’influenza può causare anche una degradazione e un indebolimento del tessuto muscolare e quindi dei muscoli scheletrici. Questo potrebbe produrre i dolori ai muscoli e alle ossa, tipici del virus influenzale: nei soggetti più fragili, come appunto bambini e anziani, questa condizione può degenerare fino alla difficoltà a muoversi;
  • congestione nasale: è causata da un accumulo di muco all'interno della cavità nasale. Le membrane nasali sono caratterizzate dalla presenza di moltissime arterie, vene e capillari che, in condizioni normali, rimangono parzialmente contratte o semiaperte. Quando insorge un’infezione come quella influenzale, i vasi sanguigni si dilatano e le membrane si congestionano. Da qui, appunto, l’effetto del naso chiuso.

Quali sono le complicanze dell’influenza

Nella maggior parte dei casi, chi ha l'influenza si riprende generalmente in pochi giorni, ma alcuni soggetti, come per esempio gli anziani, i pazienti con patologie croniche o gli immunodepressi, possono sviluppare complicanze potenzialmente gravi. Tra queste vi sono:

  • infezioni dell’orecchio (otite)
  • polmonite
  • miocardite (infiammazione del cuore)
  • encefalite (infiammazione dei tessuti cerebrali)
  • miosite (infiammazione dei tessuti muscolari).

L’influenza, in casi rari, può scatenare anche la sepsi, una grave risposta sistemica dell’organismo all’infezione che causa la disfunzione o l’insufficienza degli organi vitali ed è altamente fatale. Può colpire tutti, ma le categorie più a rischio sono le persone oltre i 65 anni di età, gli individui con un sistema immunitario immaturo (i bambini) o indebolito (chi soffre di patologie autoimmuni, ad esempio) o soggetti con patologie croniche o neoplasie.
L’influenza può anche peggiorare le patologie croniche: chi soffre di asma, ad esempio, può sperimentare un’intensificazione degli attacchi e le persone con malattie cardiache possono andare incontro a un peggioramento di questa patologia.

I sintomi gravi dell’influenza nei bambini

Nei bambini, soprattutto quelli fino a due anni, occorre prestare particolare attenzione a questi segnali:

  • respirazione troppo veloce o difficoltosa;
  • labbra o viso bluastri;
  • dolore al petto;
  • dolore muscolare grave con difficoltà a deambulare;
  • disidratazione (se non viene espulsa urina per più di 8 ore, con secchezza delle fauci e pianto senza lacrime);
  • convulsioni;
  • febbre superiore a 40 gradi;
  • febbre o tosse che migliorano ma si ripresentano in forme più gravi.

Nei lattanti, la febbre va monitorata con particolare attenzione, perché può essere indice di un’infezione su cui occorre intervenire tempestivamente. Se il bimbo è sotto i 6 mesi, occorre contattare il pediatra entro 24 ore dall’insorgenza della febbre, mentre tra i 6 e 12 mesi è bene chiamare il medico se il bimbo è pallido e poco reattivo.

Come trattare l’influenza

Se insorgono i sintomi tipici, benché fastidiosi, come il mal di gola, i dolori articolari o la congestione nasale, quello che si consiglia di fare nell’immediato è mettersi a riposo e idratarsi in modo adeguato a reintegrare i liquidi e i sali minerali persi a causa della sudorazione e dalle alte temperature.
Il ricorso ai farmaci può essere utile in alcuni casi. Tra i più utilizzati vi sono

  • analgesici, in caso di dolori muscolari e scheletrici;
  • antipiretici, per abbassare la temperatura del corpo (se supera i 38 gradi);
  • antibiotici: questi possono venire prescritti dal medico dopo accurata valutazione dei sintomi solo in caso di insorgenza di sovrainfezioni batteriche, perché contro un’infezione virale semplice questi farmaci non hanno effetto.

In caso di insorgenza di sintomi gravi nei bambini e nei soggetti fragili prima menzionati, è bene rivolgersi quanto prima al proprio medico di famiglia.

Una tempesta di citochine: quando l’organismo umano non risponde in maniera corretta

La Storia dell’Uomo ha visto diverse ondate di influenza. Una di queste è stata l’influenza spagnola che colpì l’Europa tra il 1918 e il 1920, all’indomani della Prima Guerra Mondiale. Ancora oggi si studiano le ragioni per cui quel tipo di influenza causò la morte di decine di milioni di persone in tutto il mondo (si parla di ben 100 milioni di decessi). A distanza di tempo sono stati effettuati studi su virus estratti da corpi congelati delle vittime e si è scoperto che una delle probabili cause di questa pandemia è da imputare a una risposta immunitaria fuori controllo, chiamata anche “tempesta di citochine” o ipercitochinemia.
Il normale rilascio di citochine è indispensabile per la nostra risposta immunitaria, ma se questo rilascio è troppo violento (o se è addirittura l’agente patogeno a causare il rilascio di citochine) le conseguenze possono anche essere fatali. Abbiamo visto che sono le citochine a determinare i sintomi, perché entrano nel nostro sistema sanguigno e coinvolgono diversi organi vitali; se la loro azione è troppo violenta, i sintomi di conseguenza peggioreranno e l’organismo potrà addirittura arrivare ad attaccare sé stesso. È quello che molto probabilmente è successo durante l’influenza spagnola e, secondo alcuni studiosi, potrebbe essere stata anche la causa di altre pandemie influenzali come quella di SARS del 2003 e di influenza aviaria H5N1 dal 2004 al 2007.

Fonti

Ultimo aggiornamento:20-04-2020

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