Cerca
Back Torna agli articoli
Share Save
La vaccinazione antinfluenzale per i bambini

L’influenza è una patologia molto diffusa, in quanto estremamente contagiosa, che ogni anno interessa milioni di italiani e italiane. In particolare, è molto comune nell’età pediatrica: si calcola che i bambini fino ai 4 anni si ammalino di influenza circa 5 volte più frequentemente rispetto alle persone adulte, e che durante le stagioni epidemiche, caratterizzate cioè da un’alta circolazione dei virus influenzali, fino al 30% dei bambini ne sia colpito.
La sintomatologia tipica, che solitamente si manifesta qualche giorno dopo il contagio, comprende cefalea (mal di testa), febbre, brividi, dolori ossei e muscolari. In alcuni casi si possono osservare delle complicanze – più comuni in bambini al di sotto dei due anni di età – come l’insorgenza di polmonite e/o otite. Oltre che per i più piccoli, l’influenza pediatrica è poi un rischio per l’intera comunità; spesso, infatti, sono gli stessi bambini a trasmettere il virus influenzale agli adulti, raggiungendo i soggetti più a rischio di sviluppare complicanze (come le persone più anziane e quelle affette da patologie croniche) e rappresentando un costo sociale, economico e sanitario non trascurabile.

L’incidenza dell’influenza in Italia e l’importanza del vaccino

Pur con delle variazioni da stagione a stagione, mediamente ogni anno l’influenza colpisce circa il 9% della popolazione (con un range che varia dal 4 al 15%), mentre nella fascia d’età 0–14 anni, che è quella più colpita, l’incidenza, in media, è pari a circa il 26% (12-40%). Secondo i dati del Ministero della Salute, quest’anno il virus influenzale ha colpito circa 8 milioni di italiani, con il maggior numero di casi registrati nei bambini sotto i 4 anni. È appunto per proteggere le persone più deboli che sarebbe opportuno vaccinare anche i più piccoli. Ma non solo.
Le indicazioni recentemente diramate dal Ministero della Salute per la stagione 2020-2021 consigliano infatti il vaccino antinfluenzale per i bambini a partire dai 6 mesi d’età. Anche per i bambini sani (cioè non affetti da patologie croniche o invalidanti, come quelle cardiache o respiratorie) i dati mostrano un aumento del rischio di ospedalizzazione, anche a fronte di una “comune influenza”, come spesso viene definita. L’influenza viene infatti erroneamente percepita come una patologia tutto sommato innocua, con un decorso prevedibile, e che perciò non richiede una profilassi dedicata. Ma non sempre è così. Inoltre, nonostante sia vero che gli studi di moltissimi gruppi di ricerca in tutto il mondo sono volti a migliorare l’efficacia dei vaccini, diverse ricerche (tra cui una particolarmente importante che è stata pubblicata nel 2014 sulle pagine della rivista Pediatrics) hanno dimostrato che i vaccini antinfluenzali attualmente disponibili assicurano un’efficacia nella prevenzione della malattia influenzale per i bambini; ciò è vero soprattutto per quanto riguarda i vaccini quadrivalenti (che coprono quindi uno spettro più ampio di ceppi virali). L’effetto preventivo del vaccino antinfluenzale per i bambini è riscontrabile sia se si considerano tutti i casi di malattie influenzali sia, elemento ancora più importante, quando si analizzano i casi gravi e le complicanze correlate. 
A partire da che età fare il vaccino antinfluenzale ai bambini? Le raccomandazioni adottate in diversi Paesi del mondo, a cui come anticipato sembra che l’Italia si stia uniformando, si riferiscono a bambini oltre i 6 mesi d’età. Prima dei sei mesi la vaccinazione non è infatti indicata: il neonato risulta coperto dalle vaccinazioni antinfluenzali che sono raccomandate alla futura mamma durante la gravidanza (per le quali diversi studi hanno identificato un alto profilo di sicurezza nelle diverse fasi della gestazione). La vaccinazione antinfluenzale è fortemente raccomandata in ogni trimestre della gravidanza per proteggere la madre e il nascituro dalle complicanze dell’influenza, oltre che per permettere il passaggio degli anticorpi al feto. E quando è meglio sottoporsi alla vaccinazione? In realtà non c’è una risposta univoca a questa domanda, perché le stagioni influenzali variano di anno in anno sulla base di diversi fattori: di solito in Italia si parte da metà ottobre, ma quest’anno, per esempio, vista la particolare situazione epidemiologica, le raccomandazioni suggeriscono di anticipare le campagne vaccinali all’inizio di ottobre (con possibilità, ovviamente, di sottoporsi alla vaccinazione nelle settimane e nei mesi successivi), anche per quanto riguarda i più piccoli.

La vaccinazione nel 2020

Le raccomandazioni del Ministero della Salute di quest’anno, come anticipato, consigliano la vaccinazione antinfluenzale anche per la fascia demografica pediatrica, sia in presenza sia in assenza di altre patologie.
Questo sta avvenendo anche a fronte della pandemia di Covid-19 che ha investito, e sta tuttora interessando, il mondo intero: nonostante, purtroppo, non esista alcun dato che indichi un effetto dei vaccini antinfluenzali attualmente disponibili sulla prevenzione dell’infezione da SARS-CoV-2, la copertura antinfluenzale della popolazione permetterebbe di semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti. Soprattutto nelle prime fasi del contagio, infatti, i sintomi delle due patologie virali sono molto simili: meno persone saranno a letto con l’influenza, più facile sarà, per gli operatori sanitari, individuare eventuali casi di Covid-19.
Tuttavia, il quadro non è ancora così chiaro, e il dibattito su queste tematiche rimane ancora aperto; sono infatti diversi i fattori che possono incidere sulla situazione pandemica, che si evolve di settimana in settimana, secondo schemi per ora difficilmente prevedibili.

Fonti

Ultimo aggiornamento:07-09-2020

Ultimi articoli pubblicati