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Il vaccino anti-varicella: importanza e somministrazione
La varicella è una malattia infettiva che, dopo un’incubazione di 2-3 settimane, si presenta con febbre e un’eruzione cutanea diffusa su tutto il corpo dovuta alla comparsa di lesioni rossastre che evolvono in vescicole molto pruriginose fino alla fase crostosa. L’eruzione si può presentare anche nel cavo orale e sui genitali sia maschili che femminili, con analoga evoluzione nell’arco di 7-10 giorni.

La varicella: una malattia infettiva che colpisce principalmente i bambini

I bambini di età compresa tra i 2 e gli 8 anni, principalmente nel periodo primaverile, sono il principale sottogruppo della popolazione a essere colpito. Il contagio avviene attraverso le goccioline di muco contenente il virus della varicella, trasmesse per via aerea, quando si hanno stretti contatti con i portatori del virus, specie in luoghi chiusi e affollati. La varicella può avere un decorso più grave e associarsi a complicanze comuni, quali polmonite e sovrainfezione batterica delle lesioni cutanee, o più rare, come trombocitopenia, artrite, epatite, glomerulonefrite ed encefalite, specialmente nei soggetti che hanno deficit vari del sistema immunitario.
La varicella rappresenta la malattia di primo contatto, ovvero quella che si presenta dopo la prima infezione con il virus: dopo la guarigione, il virus può rimanere nascosto a livello dei nervi della colonna vertebrale senza dare alcun problema per anni, finché non si presentano delle condizioni predisponenti a una sua riattivazione sotto forma di herpes zoster (noto comunemente come fuoco di Sant’Antonio).

Varicella e gestazione: quali sono i rischi per le donne in gravidanza

La varicella rappresenta una condizione di rischio per le donne in gravidanza poiché, se contratta nei primi due trimestri della gestazione, può condurre a malformazioni del feto con un corredo di segni che vanno sotto il nome di “sindrome della varicella congenita”, oppure si può avere una forma di varicella asintomatica intrauterina se il virus passa attraverso la placenta dalla madre al feto dopo la 20° settimana di gestazione, con alto rischio di manifestazione di herpes zoster nei primi anni di vita.

L’importanza del vaccino obbligatorio contro la varicella

Il vaccino anti-varicella rappresenta la forma di prevenzione più efficace per evitare complicanze, sia nei soggetti con normale funzionalità del sistema immunitario che nelle persone con vari deficit immunologici, ma rappresenta anche una forma di prevenzione della varicella per il feto e per le donne che in età fertile programmano di avere una gravidanza.
In Italia il vaccino anti-varicella è obbligatorio dal 2017 per tutti i neonati, con la prima somministrazione dal 2° anno di vita, in particolare tra il 13° e il 15° mese di vita, e la seconda prevista tra i 5 e i 6 anni.
Esistono due tipi di vaccino anti-varicella: una formula combinata tetravalente contenente anche il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) e un tipo di vaccino contenente da solo l’anti-varicella. Quest’ultimo può essere somministrato nella stessa seduta del vaccino anti-MPR: in questo caso è indicata la somministrazione su due zone diverse del corpo per ridurre gli effetti collaterali della vaccinazione anti-varicella. Tra gli effetti indesiderati più comuni si possono presentare febbre, dolore e/o gonfiore al sito d’iniezione oppure esantema, che si risolvono nell’arco di alcune ore.
I soggetti adulti che vogliono sottoporsi alla vaccinazione anti-varicella, dopo la prima dose devono necessariamente sottoporsi alla seconda ad almeno quattro settimane di distanza dalla prima per avere la massima efficacia del vaccino per il resto della vita.
In conclusione, il vaccino anti-varicella non solo conferisce una protezione al singolo individuo stimata, dopo la seconda somministrazione, intorno al 98%, ma rappresenta anche un modo per evitare di esporre al virus della varicella quelli che non possono vaccinarsi per gravi problemi di salute, come ad esempio tutti coloro i quali hanno gravi deficit del sistema immunitario e in cui il vaccino non darebbe un’adeguata protezione dalla malattia.

Fonti

Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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