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Vaccino contro il coronavirus: quanto si deve aspettare
SARS-Cov2 (ovvero il nuovo coronavirus) è molto contagioso ed è del tutto nuovo al sistema immunitario umano; ciò vuol dire che quasi nessuno ha difese interne capaci di contrastarlo prontamente in caso di contagio. Inoltre, la COVID-19, ovvero la malattia che può causare, nell'85-90% dei casi è molto simile a un'influenza più o meno severa, ma in alcune persone può essere più impegnativa da gestire (in particolare, tra gli anziani e in chi presenta un sistema immunitario indebolito o patologie concomitanti), causando polmonite e richiedendo il ricovero in Terapia intensiva.
Purtroppo, mentre l'individuazione di farmaci contro SARS-Cov2 potrebbe essere relativamente rapida grazie allo sfruttamento di mix di farmaci antivirali, ovvero che hanno lo scopo di contrastare la proliferazione dei virus, e altre molecole già autorizzate e in uso per il trattamento di patologie differenti (infettive e non), la produzione di un vaccino specifico anti-COVID-19 richiederà inevitabilmente diversi mesi (probabilmente almeno un anno), nonostante gli sforzi dei ricercatori e delle aziende farmaceutiche che si sono già attivate per metterlo a punto. Vediamo perché.

Che cos’è un vaccino

I vaccini hanno lo scopo di sollecitare il sistema immunitario, inducendolo a sviluppare difese specifiche (principalmente anticorpi della classe IgG) contro uno o più microrganismi patogeni, in modo analogo a quanto avverrebbe se si venisse contagiati dagli stessi batteri o virus presenti in natura, ma senza sviluppare la malattia caratteristica.
Ciò è possibile perché il vaccino contiene antigeni, ovvero molecole che vengono riconosciute dal sistema immunitario come estranee, attivando tutta una serie di meccanismi in grado di far acquisire a chi lo ha assunto la cosiddetta "memoria immunologica", cioè la capacità di produrre rapidamente anticorpi contro un determinato agente patogeno nel caso di un successivo incontro con questo microrganismo.
Gran parte dei vaccini vengono somministrati con iniezioni sottocutanee o intramuscolari, ma per alcuni preparati è possibile anche la somministrazione per bocca. Per raggiungere l'immunità contro il microrganismo patogeno specifico possono essere necessarie una o più dosi di vaccino, somministrate secondo un calendario ben definito, che può cambiare in relazione all'età e alle caratteristiche di chi deve essere immunizzato.
Essendo un mezzo preventivo, i vaccini vengono generalmente somministrati prima del periodo di esposizione ai microrganismi patogeni da cui devono difendere. In alcuni casi, esiste anche la possibilità di effettuare la profilassi post-esposizione, efficace nel proteggere dalla malattia e nel ridurne i sintomi se somministrata nelle ore immediatamente successive all'incontro con il patogeno, come accade nel caso delle vaccinazioni contro la rabbia (da effettuarsi al più presto), contro il morbillo (entro 72 ore) e contro la varicella (entro 5 giorni).

Come nasce un vaccino

Analogamente a quanto accade per i farmaci, per lo sviluppo di un vaccino possono essere necessari diversi anni (a volte anche di più di un decennio), sia per ragioni di carattere strettamente scientifico, sia per la necessità di rispettare i passaggi di valutazione e autorizzazione previsti dagli enti regolatori (ossia l'European Medicines Agency - EMA - e l'Agenzia Italiana del Farmaco - AIFA).
In generale, per arrivare alla messa a punto e alla commercializzazione di un nuovo vaccino si deve:

  • isolare l'agente patogeno;
  • individuare con precisione gli antigeni;
  • inattivare/uccidere l'agente patogeno senza azzerarne la capacità di stimolare la risposta del sistema immunitario;
  • inserire l'agente patogeno ucciso/inattivato o gli antigeni purificati in una formulazione che ne preservi o potenzi la capacità di stimolare la risposta del sistema immunitario;
  • condurre studi di sicurezza ed efficacia per verificare che il preparato vaccinale sia tollerato dall'organismo umano e che induca una risposta immunitaria adeguata;
  • stabilire i dosaggi di vaccino e il numero di dosi da somministrare, nonché il momento ideale per la somministrazione e gli intervalli tra le dosi, differenziando per età e caratteristiche della persona da vaccinare.

Anche lavorando con la massima efficienza e senza intoppi, tutti questi passaggi richiedono parecchio tempo sia per essere portati a termine, sia per essere certificati dagli enti regolatori e autorizzati per l'uso da parte delle strutture sanitarie. A riguardo, va sottolineato che i controlli di sicurezza previsti per i nuovi vaccini preventivi sono particolarmente stringenti, anche perché sono destinati non alla cura di una malattia già presente, ma alla somministrazione in persone sane.

Perché serve tempo per il vaccino anti-COVID-19?

Nonostante la pronta attivazione di numerosi gruppi di studio a livello internazionale e delle aziende produttrici di vaccini non appena si è resa evidente la situazione d'emergenza determinata dalla diffusione del nuovo coronavirus, anche per sviluppare un vaccino anti-COVID-19 servirà almeno un anno perché tutti i passaggi citati in precedenza vengano soddisfatti.
La condivisione tra i ricercatori dei dati scientifici che via via emergeranno su SARS-Cov2 sarà preziosa per ridurre al minimo i tempi di messa a punto del vaccino, ma in nessun caso si potrà sperare di poterne disporre prima della fine del 2020. Neppure se gli enti regolatori italiani ed europei decidessero (come probabile) di attivare procedure di autorizzazione accelerate rispetto alle tempistiche di norma previste.
Una domanda lecita è: perché, se COVID-19 assomiglia a un'influenza e se nuovi vaccini antinfluenzali vengono prodotti ogni anno nell'arco di 6-7 mesi, non si può fare lo stesso anche in questo caso? La risposta è semplice: i vaccini antinfluenzali sono preparati con una composizione di base ampiamente testata nell'ambito di studi clinici e collaudata ogni anno su milioni di persone in tutto il mondo. A ogni nuova stagione non si deve ricominciare il processo di messa a punto da zero, ma soltanto cambiare il tipo di antigeni inseriti nella formulazione base, in funzione dei ceppi virali che si prevede saranno più diffusi in quella stagione, secondo le indicazioni fornite dai sistemi di sorveglianza virologica ed epidemiologica (European Center for Disease Prevention and Control, ECDC) e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).
Nel caso dell'influenza, inoltre, i nuovi antigeni da considerare di stagione in stagione sono sempre varianti delle stesse due molecole chiave presenti sulla superficie dei virus influenzali e i cambiamenti che si verificano annualmente sono minimi. Il coronavirus SARS-Cov2 è, invece, un virus del tutto nuovo, nato da mutamenti ben più profondi rispetto ai coronavirus già esistenti e, a quanto sembra attualmente, è in grado di mutare molto rapidamente, complicando ulteriormente la messa a punto di un vaccino efficace.
Ce la faremo? Molto probabilmente sì, ma bisogna avere pazienza, lasciando a ricercatori e aziende farmaceutiche il tempo minimo necessario per produrre un vaccino valido e sicuro. Nel frattempo, per proteggersi da SARS-Cov2 si devono seguire tutte le misure di prevenzione pratica raccomandate dalle istituzioni sanitarie, in particolare:

  • lavarsi bene e spesso le mani con acqua e sapone o con gel disinfettanti;
  • evitare i luoghi affollati;
  • stare ad almeno un metro di distanza da persone con sintomi influenzali;
  • indossare la mascherina per proteggere gli altri se si hanno sintomi, oppure se si assistono persone ammalate.

Fonti

Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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