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Fisioterapia per il mal di schiena: quando sceglierla

In alcuni casi, la fisioterapia per il mal di schiena può essere un aiuto importante: lo specialista, a seconda della gravità del dolore, attraverso manipolazioni, mobilizzazioni e massaggi sui tessuti molli potrà aiutare ad alleviarlo e a renderlo tollerabile. Il mal di schiena, infatti, è diffusissimo tra la popolazione mondiale: nel caso del dolore lombare, si calcola che, nel mondo, il 58-84% dei soggetti adulti ne sia rimasto colpito almeno una volta nella vita. Per l’11% degli uomini e per il 16% delle donne si tratta invece di una condizione cronica. E basta sentire le lamentele di amici e parenti per rendersi conto di quanto sia comune, soprattutto nel caso del dolore della zona lombare (lombalgia) e della zona cervicale (cervicalgia).

Valutazione clinica del dolore e rimedi per il mal di schiena

La domanda che tutti si fanno quando arriva è: come risolverlo? Certo, il dolore nella fase acuta può essere trattato con i farmaci e, per capire quali facciano al caso nostro, è raccomandato chiedere un consulto al proprio medico di fiducia. Molti si rivolgono poi a osteopati, chiropratici o fisioterapisti per una terapia manipolativa, con esiti variabili.
Se i sintomi tendono a ripresentarsi, è bene fare un passo indietro e rivolgersi prima a uno specialista in Medicina fisica o riabilitativa (o brevemente fisiatra) o a un ortopedico. Questo perché, prima di procedere con la terapia, occorre fare una valutazione clinica del dolore, in primo luogo per escludere che sia legato a una patologia grave o a precedenti traumi, e secondariamente per capire di che cosa si tratta realmente, per arrivare infine alla terapia più efficace.

Le raccomandazioni per la lombalgia: cosa fare e a chi rivolgersi

Raccomandazioni recenti per la lombalgia, una condizione che spesso è accompagnata dalla sciatalgia, cioè il dolore del nervo sciatico che si prolunga verso una gamba, sono state pubblicate dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE) del Regno Unito. Queste raccomandazioni, pubblicate nel 2016, prevedono l’applicazione di alcuni strumenti standardizzati per determinare l’intensità del dolore e l’impatto che questo ha sulla vita del soggetto. Sulla base di ciò, lo specialista può stabilire se proporre al paziente un supporto più o meno semplice e più o meno intensivo. La base dei trattamenti raccomandati sono i programmi di esercizio fisico, perché sono quelli più efficaci soprattutto sul lungo termine. Associata a questi esercizi, si può considerare la terapia manuale, cioè un insieme di manipolazioni, mobilizzazioni e massaggi sui tessuti molli. Può essere utile anche una psicoterapia con approccio cognitivo-comportamentale per aiutare il soggetto a gestire preoccupazioni e ansie legate al dolore.
Infine, a ogni valutazione medica, è raccomandato rivedere l’assunzione di farmaci, mantenendo solo quelli per cui si è riscontrata un’efficacia.

Le raccomandazioni per la cervicalgia: cosa fare quando il dolore al collo diventa forte

Nel caso della cervicalgia, comunemente chiamata cervicale, si può fare riferimento alle raccomandazioni della Società italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione (SIMFER), pubblicate nel 2011: queste prevedono una fase di valutazione approfondita, per capire se il disturbo si presenta spesso ma regredisce in modo spontaneo, senza dare quindi particolari problemi, oppure se è persistente e magari si aggrava col tempo, con un impatto significativo sulla qualità della vita e con un maggiore rischio di disabilità. Gli studi analizzati dal SIMFER hanno mostrato una certa utilità degli esercizi per il rinforzo muscolare per la cervicalgia cronica.
La manipolazione è raccomandata da sola in caso di cervicalgia acuta non specifica, cioè non legata a fratture, scoliosi, ernie discali e altri problemi della colonna. Per la forma cronica, invece, è raccomandata la manipolazione associata a mobilizzazione ed esercizio fisico. Si possono poi prescrivere ultrasuoni e altre terapie fisiche, mentre le trazioni, di moda alcuni anni fa, non hanno mostrato alcun beneficio significativo sulla lunga distanza.

Fonti

Ultimo aggiornamento:29-08-2020

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