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Il tarassaco, un aiuto naturale per la digestione

Il nome tarassaco può non dire molto alla maggior parte delle persone ma, se citiamo i nomi comuni e regionali – dente di leone, dente di cane, cicoria selvatica, piscialletto – sicuramente evocherà qualche ricordo in più. Se, infine, si parla di soffioni, viene subito alla mente qualche ricordo d’infanzia, perché quelle strane sfere lanose che si trovano comunemente nei prati delle nostre latitudini non sono altro che le infruttescenze del tarassaco.

Il tarassaco nella medicina popolare

Nella medicina popolare, l’uso del tarassaco ha una lunghissima tradizione. Si ritiene infatti che abbia la capacità di migliorare la funzionalità del fegato, stimolando in particolare la produzione della bile e il suo flusso verso la cistifellea e l’intestino. Diverse le modalità di assunzione: le parti aeree, possono essere consumate fresche o essiccate, o possono essere usate per preparare infusi e decotti. Sempre secondo le credenze tradizionali, il tarassaco favorirebbe l’eliminazione di zuccheri, trigliceridi, colesterolo e acidi urici. 

Il tarassaco in fitoterapia

Tra i costituenti chimici del tarassaco, si segnalano i pigmenti vegetali noti come flavonoidi, gli acidi fenolici, una resina amara chiamata tarasicina, contenuta soprattutto nelle foglie e infine il potassio.

Nella moderna fitoterapia, si utilizzano sia la radice sia le foglie che, secondo le linee guida del Ministero della Salute, hanno proprietà digestive e depurative dell’organismo. Il tarassaco, in particolare:

  • favorisce la regolarità del transito intestinale;
  • favorisce il drenaggio dei liquidi corporei;
  • favorisce la funzionalità delle vie urinarie;
  • migliora la funzione epatica

Anche se non ci sono molti dati clinici sull’uso del tarassaco, alcuni studi farmacologici sottolineano anche le proprietà antimicrobiche e antiossidanti delle sostanze contenute nel tarassaco, che ne supportano l’uso in fitoterapia. I preparati a base di tarassaco hanno anche dalla loro un buon profilo di sicurezza: finora non sono mai stati segnalati effetti collaterali gravi in seguito alla sua assunzione. Inoltre, la composizione chimica del tarassaco non ha motivo di destare preoccupazioni se questo viene consumato in quantità normali. Il tarassaco, infatti, è di norma ben tollerato, ma in alcuni casi può causare iperacidità gastrica e fenomeni allergici. È controindicato nei pazienti con insufficienza renale, diabete, insufficienza cardiaca, nei soggetti affetti da calcoli biliari, da ileo paralitico (temporaneo arresto della peristalsi intestinale) o da empiema della cistifellea (la presenza di pus dovuto a un grave stato infiammatorio).
Attualmente, sono disponibili in farmacia diversi preparati a base di tarassaco: per le indicazioni e i dosaggi è bene fare riferimento al proprio medico o chiedere consiglio al farmacista di fiducia. Se le difficoltà di digestione persistono anche dopo il consumo, la raccomandazione è quella di fare riferimento al medico di famiglia o allo specialista per la prescrizione dei farmaci più indicati.

Il tarassaco: apprezzato anche in cucina

Il tarassaco comune, noto anche con il nome scientifico di Taraxacum officinale, è una pianta erbacea apprezzata da secoli sia in cucina sia nella medicina popolare. Le sue caratteristiche foglie con i margini dentati (da cui il nome di dente di leone o dente di cane) si possono consumare in insalata, così come avviene nella tradizione piemontese, o come ripieno dei ravioli, come avviene invece nella tradizione ligure nel caso dei pansoti.

Fonti

Ultimo aggiornamento:20-04-2020

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