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 Il training autogeno, quando la mente influenza il corpo
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Il termine training autogeno (TA) è stato coniato più di cento anni fa dal dottor Johannes Schulz, convinto che l’autosuggestione fosse in grado di influenzare la percezione del corpo e indurre un profondo rilassamento. Il principio alla base di questa tecnica prevede la capacità di orientare il corpo tramite il condizionamento mentale. Il nostro pensiero provoca infatti delle modifiche reali nel corpo, che a loro volta influenzano la psiche.

In cosa consiste il training autogeno
Il TA prevede di sfruttare l’interconnessione tra psiche e corpo grazie a esercizi che aiutano a concentrarsi sempre più facilmente e velocemente, in modo da ottenere risposte più stabili e automatiche di relax e distensione. La guida di un esperto, capace di controllare la giusta esecuzione e le eventuali risposte corporee, è fondamentale per essere in grado di replicare gli esercizi in autonomia. Al fine di fare pratica al meglio, bisognerebbe trovare il luogo e il momento adatti per la concentrazione, adottare una posizione confortevole e indossare un abbigliamento comodo. A fondamento del training autogeno sono sei esercizi standard che consistono in formule da ripetere mentalmente, pensate per distendere specifiche aree corporee e che si concentrano su:

  • pesantezza, per rilassare gli arti;
  • calore, per provocare vasodilatazione;
  • battito del cuore;
  • respiro;
  • plesso solare, una struttura situata sotto al diaframma, per scaldarlo e distenderlo;
  • fronte, per renderla piacevolmente fresca.

Una volta assimilati gli esercizi standard, è possibile aggiungere formule personalizzate che permettono di correggere alcuni comportamenti o reazioni, così da rafforzare la propria volontà e condizionare le proprie risposte fisiche in situazioni difficili. Ad esempio, un fumatore può ripetere mentalmente la formula “Il fumo mi è completamente indifferente” per evitare di cadere in tentazione e di accendere una sigaretta. Certamente, queste tecniche nella maggior parte dei casi non risolvono il problema, ma possono aiutare a creare consapevolezza e motivazione: anche per questo c’è chi si rivolge al training autogeno per dimagrire.

Non solo rilassamento e concentrazione
Attraverso il training autogeno è possibile raggiungere uno stato di distensione psicofisica e concentrazione, utile a migliorare le prestazioni sia fisiche, sia mentali. Inoltre, gli esercizi insegnano la reale percezione del proprio corpo e delle proprie reazioni, utili a riconoscere e affrontare situazioni scomode. Imparare a identificare velocemente i segnali di stress (ad esempio, il disagio fisico e mentale provocato da un vicino che accende una sigaretta quando si sta cercando di smettere di fumare) ci aiuta ad affrontare la problematica per quello che è, senza lasciarsi sopraffare. Individuata la propria risposta allo stress come tale, si può recuperare – più o meno velocemente, in base all’allenamento – concentrazione e calma, affrontandola fisicamente e mentalmente in modo più efficace, attingendo a risorse che in quel momento di difficoltà non si pensava di avere.

Quali sono gli effetti e le applicazioni del training autogeno?
In generale, la tecnica aiuta a combattere gli stati di stress e agitazione e a controllare alcuni disturbi psicosomatici ed emotivi; tuttavia, diversi studi dimostrano che può avere effetti positivi anche in altre condizioni, tra cui: sindrome dell’intestino irritabile, emicrania, disturbo da stress post-traumatico, asma, mal d’aria, pressione alta e controllo del dolore; per le donne può risultare utile anche prima del parto.

Le nuove applicazioni del training autogeno
Due sono gli impieghi della tecnica che stanno avendo grande diffusione. Da un lato il training autogeno per i bambini, efficace soprattutto per iniziare ad avere consapevolezza di sé stessi, per calmare l’asma e per migliorare la concentrazione. Dall’altro, il training autogeno per dormire: utile per contrastare l’insonnia e favorire una condizione di relax durante le ore notturne.

Controindicazioni ed effetti collaterali
Esistono situazioni in cui la tecnica va applicata con cautela o è addirittura sconsigliata; si tratta di tutti quei casi in cui l’effetto interferisce con disturbi preesistenti. Nei casi di gravi ritardi o disturbi psichici e in patologie mediche serie (ipertensione grave organica, infarto, etc.), ad esempio, l’applicazione del training autogeno è impensabile. Allo stesso modo, nei pazienti scettici o prevenuti nei confronti del TA, non è quasi mai possibile raggiungere risultati degni di nota. In tutti questi casi, è meglio consultare un esperto per una valutazione preliminare.

Per controllare lo stress, non solo training autogeno
Infine, esistono alcune alternative al TA che permettono di controllare lo stress e migliorare il proprio stato di rilassamento, le principali sono: particolari tecniche di respirazione e di meditazione, il rilassamento muscolare progressivo di Jacobson, la pratica di yoga, le tecniche mindfulness e le camminate meditative.

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