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L’intestino è il secondo cervello: la relazione tra i due

L’esempio del classico mal di pancia prima di un esame universitario è emblematico per introdurre la relazione tra intestino e cervello. Esiste, di fatto, un legame tra cervello e apparato digerente. Da alcuni anni i ricercatori parlano dell’intestino come di un secondo cervello, evidenziando una serie di relazioni tra disturbi gastrointestinali, ansia e depressione. Anche l’intestino possiede un sistema nervoso, detto enterico, in continua comunicazione col sistema nervoso centrale, quello, appunto, del cervello. Un nervo fondamentale per la sopravvivenza dell’individuo, il nervo vago, è il binario di collegamento tra i due organi. Nessuno dei due organi, intestino e cervello, però, ha prevalenza sull’altro: un problema intestinale può infatti causare ansia e la stessa ansia può dare il via a un problema intestinale. I messaggi sono nelle due direzioni nella relazione psiche-soma (psiche= mente e soma=corpo in greco antico), da qui il termine di disturbo psicosomatico: ad esempio, il colon irritabile, che colpisce un’alta percentuale (20%) della popolazione generale.

La comunicazione tra sistema nervoso enterico e sistema nervoso centrale
L’asse cervello-intestino porta quindi a una comunicazione tra sistema nervoso enterico e sistema nervoso centrale, attraverso il vero asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con un ruolo fondamentale nella modulazione del benessere intestinale. Il sistema nervoso enterico coordina l’attività di muscolatura, mucosa e vasi intestinali. La disregolazione di questo asse può portare a reflusso gastroesofageo, dispepsia, ulcera peptica, colon irritabile e allergie alimentari. Si è ipotizzato che, nella sindrome del colon irritabile, lo stress agisca sul sistema limbico che governa le emozioni, aumentando la produzione di cortisolo, un ormone fondamentale che, agendo a sua volta sul sistema nervoso enterico, porta a un aumento dei movimenti dell’intestino e quindi a sintomi, come dolori, gonfiore addominale, diarrea. Il meccanismo che porta a malattia è anche embricato da fattori psicosociali, come ad esempio l’ansia sul lavoro o un fatto depressivo.
I ricercatori dell’Università di Cork, in Irlanda, hanno evidenziato un legame tra batteri intestinali e i microRNA regolatori dei geni cerebrali: in assenza di flora batterica o quando questa è alterata, si hanno modificazioni nell’espressione di questi microRNA, e quindi nella regolazione dei geni delle aree cerebrali coinvolte, che portano ad ansia e depressione.

E lo stress?
Lo stress non è altro che la risposta dell’organismo a una richiesta ambientale ed è anche una minaccia acuta al quadro omeostatico dell’organismo, inteso come equilibrio biopsicologico, ovvero di corpo e mente. Nella sindrome da colon irritabile, i pazienti riferiscono spesso eventi stressanti prima dell’inizio della malattia. Lo stress influenza anche la permeabilità delle pareti dell’intestino tenue, ed è associato a un aumento dell’attività immunologica intestinale che porta all’iperproduzione di citochine infiammatorie.

Qualche consiglio per un intestino sano
È bene seguire una corretta alimentazione con pasti regolari, tenendo un diario alimentare ed evitando diete fai da te e alimenti ricchi di zuccheri, come i cosiddetti FODMAP (Fermentable, Oligo-, Di-, Mono-saccharides And Polyols), non ben digeribili dai batteri intestinali e che quindi portano a produzione di gas, distensione addominale, flatulenza, dolori addominali, diarrea o stipsi. I probiotici possono ridurre i sintomi del colon irritabile influenzando positivamente l’ecosistema intestinale, costituito da miliardi di batteri “benefici” coinvolti in importanti processi: digestione di zuccheri e grassi, sintesi delle vitamine, assorbimento di magnesio, calcio e ferro e protezione nei confronti di microorganismi patogeni. Non si deve dimenticare di agire sullo stress con dieta e attività fisica regolare, pensiero positivo, ma anche la pratica di meditazione, tai-chi, psicoterapia, agopuntura, yoga e pilates.

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