Cerca
Back Torna agli articoli
Share Save
Ippocampo: anatomia, funzioni e memoria

L’ippocampo è una struttura cerebrale localizzata a livello del lobo temporale, la porzione di cervello situata lateralmente, davanti, sopra e dietro l’orecchio. È una formazione bilaterale, cioè presente sia nell’emisfero destro sia in quello sinistro, e fa parte del cosiddetto sistema limbico, un circuito cerebrale coinvolto in diversi aspetti comportamentali, tra cui quelli legati alla nascita delle emozioni.

L'anatomia dell'ippocampo

L’ippocampo ha una struttura anatomica molto caratteristica: il suo nome deriva infatti dal nome scientifico del cavalluccio marino, vista la forma molto simile (tant’è che si può parlare anche di ippocampo cerebrale, per distinguerlo dall’omonimo animale). È diviso in diverse sezioni (ventrale, intermedia, dorsale), ciascuna con funzioni specifiche, nelle quali le cellule nervose sono organizzate in strati. Il numero e le dimensioni dei vari strati variano da porzione a porzione, così come varia la presenza di diversi tipi cellulari specifici (come i neuroni piramidali, quelli granulari e le cellule a canestro).
L’ippocampo presenta numerosissime connessioni (sia tra parti diverse dell’ippocampo, sia con altre aree del cervello) che assicurano lo svolgimento delle numerose funzioni di cui è responsabile.

Le funzioni dell'ippocampo

La funzione sicuramente più importante dell’ippocampo è il consolidamento dei ricordi, ossia il passaggio delle informazioni dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Una funzione che, come è spesso accaduto nella storia delle neuroscienze, è stata identificata a seguito dello studio di un caso clinico, quello conosciuto come “paziente HM”: Henry Molaison (questo il nome completo, tenuto segreto fino alla morte del paziente per preservarne la privacy) era affetto da una grave forma di epilessia, caratterizzata da numerose crisi giornaliere che pregiudicavano lo svolgimento delle attività quotidiane. Dal momento che l’epilessia di questo paziente era farmacoresistente (insensibile, quindi, ai trattamenti farmacologici) è stato deciso di trattarla tramite l’asportazione delle zone del cervello da cui le crisi originavano (i cosiddetti focus epilettici), tra cui appunto c’era l’ippocampo, di cui si ignorava la funzione. Il risultato? Il paziente non è più riuscito a consolidare nessun ricordo della vita post-operatoria: si presentava ogni giorno ai medici e agli infermieri che lo assistevano, o poteva rivedere giorno dopo giorno lo stesso film, come se fosse la prima volta. D’altro canto, ricordava benissimo quanto successo anni addietro, a prova del fatto che non era stata danneggiata la memoria nel suo complesso, ma solo il consolidamento di nuovi ricordi.
L’ippocampo è anche coinvolto nella pianificazione delle azioni e dei comportamenti: grazie alle connessioni tra questa struttura e altre aree cerebrali, il nostro cervello riesce a confrontare la situazione che stiamo vivendo con esperienze analoghe avvenute in passato, attribuendo così un significato alla situazione attuale, ipotizzando i suoi possibili svolgimenti e conseguenze, e attuando così i comportamenti più adatti.

Ippocampo e memoria

L’ippocampo non è coinvolto solo nella memoria di tipo episodico (quello che ci è successo, o che abbiamo vissuto), bensì in molti altri tipi di memorie più implicite. Per esempio, è fondamentale per l’orientamento e la creazione di vere e proprie mappe, o rappresentazioni spaziali, all’interno del nostro cervello: a tal proposito uno studio condotto all’ University College London ha dimostrato che la corteccia ippocampale posteriore di un gruppo di tassisti di Londra (che si devono districare quotidianamente in un dedalo di vie) era più sviluppata rispetto a un gruppo controllo, costituito da persone che non allenavano, giorno dopo giorno, questa porzione cerebrale.
Fondamentale è anche il suo apporto, grazie alle profonde connessioni tra amigdala e ippocampo, nei ricordi caratterizzati da una forte connotazione emotiva. L’amigdala è infatti un’altra struttura cruciale del sistema limbico, essenziale per la nascita delle emozioni, e grazie all’ippocampo riusciamo a rivivere, come se li stessimo provando nel presente, stati emotivi (positivi o negativi) legati a momenti passati. Il “lato emotivo” dei ricordi, d’altro canto, ci permette di memorizzare più facilmente: se ci pensiamo, è molto più facile ricordare i dettagli di momenti emotivamente “forti” – nel bene o nel male – rispetto a quelli di momenti “neutri” dal punto di vista del coinvolgimento emotivo.
Come mostra la storia del paziente HM, l’ippocampo non è un magazzino di ricordi, quanto piuttosto un’importante stazione di elaborazione delle moltissime informazioni che in ogni momento bombardano il nostro sistema nervoso. Il fissaggio dei ricordi può avvenire in qualsiasi momento, ma diversi studi hanno dimostrato l’importanza delle fasi di sonno profondo (le cosiddette fasi REM) per questa operazione. I diversi tipi di disturbi del sonno possono quindi influenzare, tra i vari aspetti della vita quotidiana, anche le capacità mnemoniche. Per favorire una buona qualità del sonno possono essere utili rimedi naturali a base di piante che favoriscono il rilassamento (come camomilla, escolzia, valeriana, melissa, passiflora) e di melatonina, che velocizza l’addormentamento.

Fonti

Ultimo aggiornamento:30-10-2020

Ultimi articoli pubblicati