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Isolamento sociale: cause e rimedi

Stare in casa, costruirsi il proprio piccolo mondo: ecco in cosa consiste l’isolamento sociale, conosciuto anche col termine inglese “social withdrawal”. Non ha nulla a che vedere con il desiderio di stare da soli, che più o meno possono provare tutti in momenti particolari della vita, e neppure con il distanziamento sociale a cui si è costretti per vari motivi, primi fra tutti quelli sanitari. Si tratta invece di un distacco inconsapevole con l’ambiente esterno e con le persone, anche con quelle che rappresentano un punto di riferimento.
Chi si ritrova in questa situazione non ha coscienza dell’isolamento, anzi, se messo di fronte alla realtà del momento, la nega. Sono presenti anche sintomi come senso esagerato di stanchezza e irritabilità e scarsa capacità di prendere decisioni.

Le cause dell’isolamento sociale sono molte

L’isolamento sociale può colpire in qualunque fase della vita, dall’adolescenza fino alla tarda età e può avere molte cause, alcune addirittura che risalgono ai primi dieci anni di vita, come episodi di bullismo oppure di violenza fisica.
L’isolamento sociale può essere anche il campanello d’allarme di depressione maggiore o, più raramente, di distimia, una forma depressiva lieve ma cronica. Inoltre, l’isolamento sociale fa parte del corredo di disturbi della depressione estiva, una forma che dà segno di sé per l’appunto solo in estate.
Esiste anche un tipo di isolamento sociale esclusivo della fascia tra i 14 e i 30 anni, che riguarda principalmente i maschi. Questa forma è stata individuata per la prima volta in Giappone e in questi ultimi anni sta cominciando a diffondersi anche in Italia. Inizialmente era stata definita come una corrente culturale, ma ormai, anche alla luce delle indagini condotte, viene sempre più spesso considerata una forma di disagio.  Chi ne soffre viene definito “hikikomori”, che letteralmente significa “stare in disparte” perché ci si ritira dalla vita per mesi, talvolta anche per anni, rifiutando ogni contatto con il mondo reale, a volte persino con i familiari. L’unica via di comunicazione che viene accettata è attraverso il web. A soffrirne generalmente sono persone molto intelligenti che non riescono a inserirsi nella società e che mal sopportano le pressioni della vita scolastica e lavorativa. Soprattutto in Giappone, inoltre, nei soggetti che ne soffrono è stata evidenziata una scarsa presenza della figura paterna e un esagerato attaccamento a quella materna.

Come uscire dall’isolamento sociale

Rapportarsi con chi soffre di isolamento sociale non è semplice: se da una parte non si deve fare finta di niente, diventando “complici” di questo taglio netto con il mondo esterno, dall’altra non ci si deve neppure concentrare troppo sulla persona che ne soffre. Quello che serve invece è cercare di entrare in sintonia, facendo percepire la propria presenza in maniera discreta. È un lavoro delicato che non ha delle regole fisse. Sta al partner, al genitore o all’amico riuscire a “interpretare” l’isolamento sociale come richiesta di aiuto per individuarne almeno in parte la causa e, se necessario, convincere la persona cara a sottoporsi a una visita specialistica.
Una strategia che invece aiuta soprattutto nel caso dei più giovani è l’utilizzo del web o dei social: coinvolgere chi è in isolamento sociale in chat con più amici che hanno una vita “vera” e che parlano di fatti di vita quotidiana, per esempio, può far sì che gradualmente si abbatta il “muro” che ci si è costruiti attorno e si torni alla realtà.
Può aiutare anche rivolgersi a un’associazione di pazienti e familiari per condividere le proprie esperienze e trovare altri approcci per entrare in sintonia con chi è in difficoltà.
Un altro modo per allacciare un contatto con chi è in isolamento è quello di creare una routine quotidiana: anche se non è possibile varcare la soglia della stanza di auto-reclusione, è importante lasciare a orari fissi i pasti davanti alla porta, un cambio di abiti da casa puliti e stirati e in generale tutto ciò che può servire per far capire alla persona che non è sola, che c’è chi è disponibile ad aiutarla senza forzare i tempi.
Vale naturalmente anche in questo caso il suggerimento di condividere i propri comportamenti e le preoccupazioni con un medico, meglio se uno psichiatra o uno psicologo che può agevolare una possibile apertura verso un aiuto esterno.
Al medico vanno comunicati anche le eventuali cure in corso e l’assunzione di integratori che potrebbero essere d’aiuto per diminuire l’impatto dei sintomi, come quelli a base di magnesio.
Il tipo di approccio deve essere leggermente diverso nel caso dell’anziano, perché l’isolamento sociale può essere legato a un segnale di declino cognitivo e in tal caso è necessario l’intervento di un medico neurologo.
In tutti i casi, infine, può rappresentare un aiuto l’assunzione di un integratore a base di magnesio. Questo minerale può migliorare alcuni disturbi che possono essere presenti in chi soffre di isolamento sociale, come nervosismo e irritabilità.

Ultimo aggiornamento:02-10-2020

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