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Microbiota e dieta: cosa influenza la flora batterica
Microbiota e dieta sono strettamente correlati: ciò che mangiamo infatti può arricchire o impoverire il microbiota, l’insieme di microrganismi che vivono nel nostro intestino. Il detto “siamo ciò che mangiamo” non è mai stato così veritiero.

Il microbiota: che cosa è?

Il microbiota intestinale -noto anche come flora batterica- è l’insieme di tutti i microrganismi (batteri, funghi, virus e protisti) che vivono nel nostro intestino. Nel 2005, uno studio condotto presso l’Institute Genomic Research, negli Stati Uniti d’America, riusciva a dimostrare l’esistenza di un legame tra dieta, stile di vita, età e provenienza geografica con il tipo di microrganismi che risiedevano nell’intestino di soggetti sani. La domanda nasce spontanea: ma quanti sono i batteri che ci portiamo con noi ogni giorno? Oggi sappiamo che, a fronte di 10 trilioni di cellule umane, vi sono circa 100 trilioni di cellule batteriche, in gran parte localizzate nel tatto gastro-intestinale. In un individuo adulto di circa 70 kg, il peso totale dei batteri che vivono in simbiosi con il suo organismo ammonta a circa 1,5 kg. I numerosissimi batteri che costituiscono il microbiota partecipano a diverse funzioni, in particolare a livello del sistema immunitario e metabolico, e hanno anche un ruolo strutturale soprattutto a livello della mucosa gastro-intestinale.

Microbiota e dieta: ecco i fattori che influenzano la flora batterica

La dieta è uno dei fattori che influiscono sulla composizione del microbiota, alterandone sia la tipologia che la varietà. Il cibo che arriva nell’intestino è, senza dubbio, il principale nutrimento per i microrganismi presenti e, secondo il principio della selezione naturale, può avvantaggiare alcune specie batteriche a discapito di altre. Oggi, sappiamo che è possibile prevedere il microbiota di un individuo sulla base delle sue abitudini alimentari. Il tipo di dieta seguita è in grado di indurre modifiche del microbiota sia a breve che a lungo termine: il cibo che arriva nell’intestino è il principale nutrimento per i batteri. Ecco perché quelli che non possono “mangiarlo” si estinguono, mentre quelli che lo preferiscono proliferano. Alla luce di ciò, la celebre frase “siamo ciò che mangiamo” può essere attualizzata con “dimmi cosa mangi e ti dirò quali batteri hai nell’intestino”. Si è visto anche che un cambiamento delle abitudini alimentari inizia a dare i suoi primi effetti già dopo 24 ore per poi giungere a modifiche definitive nelle successive 48 ore. Il principale fattore che può influire sulla selezione dei batteri del microbiota è la presenza o meno di fibre alimentari, così come un consumo abituale di carne e latticini. Diete ricche di grassi animali e grassi vegetali idrogenati possono determinare cambiamenti nella composizione del microbiota con la probabilità di vedere aumentato il rischio di diverse affezioni legate alla presenza di un microbiota “povero”.

Probiotici e prebiotici: come rendere più efficiente il microbiota

Diversi studi scientifici hanno dimostrato che la dieta per un microbiota sano e funzionale dovrebbe includere anche i prebiotici, cioè sostanze non digeribili (principalmente fibre idrosolubili) che possono promuovere la crescita di una o più specie batteriche. I prebiotici si trovano in diversi cibi quali, ad esempio, cereali integrali, frutta, aglio, cipolla e legumi, e nei casi in cui l’assunzione con la dieta sia scarsa è possibile assumerli sotto forma di integratori. Recenti studi hanno confermato, inoltre, effetti benefici dovuti all’assunzione di polifenoli, sostanze ad attività antiossidante presenti in alcuni vegetali, quali spezie (curcuma), frutti di bosco (mirtilli), uva rossa, caffè, cacao, tè verde, soia e in alcuni semi (lino e sesamo). Oltre all’impiego dei prebiotici, l’equilibrio del microbiota intestinale può essere favorito dall’assunzione di probiotici, microrganismi vivi che apportano benefici e arricchiscono il microbiota stesso. I probiotici si trovano in aggiunta ad alcuni alimenti, sotto forma di integratori ma anche in alcuni farmaci: in tutti questi casi, per essere definiti probiotici, devono rispettare specifiche caratteristiche indicate dal Ministero della Salute. I microorganismi più comuni presenti negli alimenti sono il Lactobacillus bulgaricus e lo Streptococcus thermophilus; invece, tra i più noti presenti negli integratori e nei farmaci ritroviamo, ad esempio, il Bacillus clausii, il Lactobacillus reuteri, il Lactobacillus rhamnosus, il Saccharomyces boulardii, etc.

Fonti

Ultimo aggiornamento:26-03-2020

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