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Pavor nocturnus: cause, rimedi, trattamenti e prevenzione

Il Pavor Nocturnus (terrore notturno) è un disturbo del sonno frequente, soprattutto nei bambini, di cui al mattino non si ha ricordo: è come se si fosse “svegli”, senza esserlo davvero.

Cos’è il Pavor Nocturnus
Il terrore notturno (o Pavor Nocturnus) è una parasonnia, ovvero una perturbazione non patologica del sonno piuttosto comune nei bambini, la cui frequenza generalmente si riduce o scompare con l’età adulta. Le crisi di pavor normalmente durano solo qualche minuto, ma possono essere impressionanti: chi dorme si “sveglia” di colpo, spesso si siede sul letto, urla o piange, può avere occhi sbarrati e le pupille dilatate, è sudato e col fiatone, a volte pallido, altre paonazzo e sembra in preda al panico. Non risponde agli stimoli e sembra non accorgersi dei gesti o delle voci, anzi, la situazione può peggiorare al tocco o se gli si parla. Una volta terminata la crisi, il soggetto torna a dormire come se niente fosse successo, di solito senza averne alcun ricordo al risveglio. Verrebbe subito da pensare a incubi particolarmente vividi, paralisi del sonno oppure attacchi di panico notturni, ma in realtà si tratta di un fenomeno diverso: il pavor notturno non si verifica nella fase del sonno in cui normalmente si sogna (REM), ma in quella di sonno profondo (non-REM) ed è caratterizzato da amnesia, parziale o totale, al risveglio.

Pavor Nocturnus in bambini e adulti
Generalmente, le crisi si manifestano dai due anni fino ai 12, ma più spesso fra i tre e gli otto, con frequenza irregolare, variabile e non prevedibile. Talvolta, si presenta un solo episodio nella vita. Con l’adolescenza, poi, le crisi di solito cessano, ma possono persistere o verificarsi per la prima volta anche in età adulta.

Cause e segni del Pavor Nocturnus
Il terrore notturno sembra scatenato da un microrisveglio durante il sonno molto profondo e l’attivazione del sistema limbico. All’esordio del problema spesso coesistono alcuni fattori precipitanti, come apnee o asma notturna, reflusso gastroesofageo e mancanza di sonno; avere un parente stretto che ha sperimentato il pavor o altre parasonnie sembra aumentare notevolmente il rischio di svilupparne.

I segni di un episodio di Pavor Nocturnus spesso includono:

  • grida
  • movimento degli arti
  • aumento del tono muscolare
  • pupille dilatate
  • difficoltà a svegliarsi
  • occhi sbarrati
  • respiro pesante
  • sudorazione
  • aumento del battito e della frequenza respiratoria
  • comportamento aggressivo (specialmente negli adulti)
  • amnesia parziale o totale.

Il Pavor Nocturnus è pericoloso?
La preoccupazione principale di un genitore o un partner che assiste a un episodio di terrore notturno è che possa trattarsi di un qualcosa di pericoloso. La crisi in realtà è del tutto innocua: solo in rari casi può essere rischiosa, principalmente quando sia associa a sonnambulismo. Nei bambini, le crisi non sono associate a problemi psicologici o vissuti emotivi, né a disturbi neurologici, affettivi o relazionali, anche se sembrano essere favorite dallo stress. In età adulta sono più rare e, al contrario, possono essere collegate ad alcuni problemi psicologici, come ad esempio il disturbo post-traumatico da stress e i disturbi d’ansia. Talvolta gli episodi possono essere indicatori di altri problemi, come ipertrofia adenoidea o tonsillare, russamento e altre cause di risveglio sul quale possa scatenarsi il pavor.

Cosa fare durante una crisi di terrore notturno
Gli esperti consigliano di fare il meno possibile. Nonostante il comportamento dissociato del bambino (o dell’adulto) e la sensazione d’ansia che può trasmettere durante una crisi, è perfettamente al sicuro e il suo corpo non vuole far altro che riprendere a dormire. Cercare di svegliarlo a tutti i costi e toccarlo può scatenare eventi oppositivi, anche violenti, perché durante la crisi può percepire tali stimoli come impedimenti o disturbi. Pertanto, chi assiste alla crisi può cercare di favorire l’addormentamento trasmettendo tranquillità, quindi parlando dolcemente ed evitando tocchi energici, ma non esiste una regola valida per tutti i casi: se si realizza che non c’è modo di tranquillizzare la persona dolcemente, può essere preferibile lasciarla in condizione di potersi riaddormentare da sola alla fine della crisi. Gli esperti sconsigliano inoltre di raccontare tutto ciò che è avvenuto durante la notte ai bambini: di solito non ricordano nulla e potrebbero arrivare a sentirsi diversi e malati.

Trattamento e prevenzione del Pavor Nocturnus nei bambini 
Come già ricordato, le crisi normalmente si autolimitano, non sono preoccupanti né necessitano di trattamento, ma è importante rivolgersi al medico quando:

  • sono più frequenti del solito;
  • provocano preoccupazione per l’incolumità del soggetto;
  • determinano problemi durante il giorno (ad esempio sonnolenza);
  • continuano oltre l’adolescenza o iniziano in età adulta.

In generale, si può cercare di prevenire le crisi di Pavor Nocturnus attraverso un corretto riposo: le buone abitudini che favoriscono il sonno (la cosiddetta “igiene del sonno”) sono importanti per un riposo adeguato e continuativo, così come un ambiente predisponente al rilassamento e sicuro, specialmente in caso di sonnambulismo. Abitudini rilassanti, come un buon libro e una tazza di latte ogni sera, possono davvero aiutare a favorire il sonno dei piccoli, mentre è meglio evitare attività intense o alimenti stimolanti nelle ore che precedono l’addormentamento.
Inoltre, controllare lo stress può essere un aspetto molto utile a contenere o evitare gli episodi, specialmente nei bambini. Infine, un diario del sonno, dove annotare le crisi (orario di inizio, durata, presenza di segni prodromici, ecc.), può essere utile a conoscere meglio il problema, ma anche a identificare eventuali ciclicità, aumenti di frequenza o associazioni ad attività specifiche.

Fonti

Ultimo aggiornamento 21-11-2019

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