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Perché sogniamo? Scopriamo i sogni con la neuroscienza

Spesso ci siamo chiesti perché sogniamo e da cosa siano provocati i sogni: è tutto merito del nostro cervello che produce i sogni attivando l’area della vista in modo simile a quando siamo svegli.
I sogni in realtà cambiano nel tempo tenendo il passo con la maturazione neuro-cognitiva del nostro cervello. Riusciamo infatti a sognare grazie all’attivazione di diverse aree cerebrali in cui sono racchiusi ricordi autobiografici ed eventi quotidiani.

Gli studi di neurofisiologia del sonno cercano di spiegare la natura dei sogni
Gli studi di neurofisiologia del sonno condotti negli ultimi dieci anni da Allan Hobson (neuropsichiatra  della divisione medicina del sonno della Harvard University autore della teoria AIM, Activation-Input-Modulation), dallo psicologo cognitivista Domhoff (che ha sviluppato teorie neuro cognitiviste sul sonno presso l’università della California) e dal neuropsicologo Solms (che ha portati avanti gli studi in prospettiva psicoanalitica freudiana), hanno rivelato che sogniamo molto più frequentemente di quanto ricordiamo al nostro risveglio. Il sogno è l’espressione di un’attività cerebrale che viene influenzata dalla memoria e dalle nostre esperienze. Sognare riflette, quindi, il buon funzionamento del nostro cervello e la sua organizzazione mnemonica e neuro-emotiva. Le ricerche cliniche effettuate con l’ausilio di strumenti di neuroimaging (come la risonanza magnetica) su individui con lesioni cerebrali hanno riscontrato un’incapacità di alcuni individui di produrre sogni, confermando che l’attività onirica rispecchia la salute del nostro cervello e lo mantiene fisiologicamente attivo.
Secondo alcune ipotesi, sarebbe una tempesta di impulsi elettrici tra i neuroni della corteccia, l’area cerebrale responsabile del pensiero cosciente e della memoria, a dare origine a un sogno. In un secondo momento verrebbero coinvolte le zone frontali e parietali del nostro cervello che elaborano le immagini.

L’evoluzione del sogno dall’infanzia all’età adulta
L’evoluzione delle connessioni neuronali e della capacità cognitiva di un individuo caratterizzano lo sviluppo e la progressione del sogno.
I sogni dei bambini in età prescolare sono generalmente statici e semplici, privi di movimento e interazione sociale. I soggetti sognati sono spesso animali e le trame non sono legate a ricordi autobiografici o episodici e difficilmente esprimono emozioni negative.
Tra i 5 e i 7 anni d’età i sogni diventano più lunghi e movimentati, con personaggi che interagiscono nella storia e sequenze di eventi tratte dalla memoria; ma è dai 7 anni circa che il nostro cervello riesce a elaborare sogni più lunghi con una struttura narrativa ricca di sentimenti e ricordi autobiografici. Secondo gli esperti, la spiegazione di questo progressivo aumento di capacità onirica è data dallo sviluppo delle aree del cervello adibite alla memoria visuo-spaziale, localizzata in particolare nei lobi parietali, che a partire dai sette anni di età risultano completamente sviluppate.
Nell’adulto, le funzioni cognitive e la capacità di astrazione permettono la creazione di sogni articolati e complessi contenenti sentimenti e proiezioni del nostro vissuto.

Il nostro cervello sogna ad occhi aperti
Il nostro sonno è suddiviso in diverse fasi. Ne distinguiamo due principali: REM (Rapid eye movement), così denominata per i rapidi movimenti oculari involontari che la caratterizzano, e NREM, o fase di addormentamento in cui questi movimenti sono assenti.
La fase del sonno REM sembra essere il momento di maggiore attività onirica del nostro cervello. Le valutazioni effettuate sui soggetti sani tramite EEG (elettroencefalogramma) e PET (tomografia ad emissione di positroni) hanno rilevato una forte somiglianza tra l’attività cerebrale tipica della veglia e l’attività osservata durante la fase REM.
Nel nostro cervello, infatti, si possono attivare le stesse aree della corteccia visiva responsabili dell’elaborazione delle informazioni sensoriali della vista sia mentre siamo svegli sia durante il nostro riposo.
Anche le aree della memoria vengono coinvolte durante il sonno profondo, grazie all’azione di alcuni neurotrasmettitori, molecole responsabili della trasmissione degli impulsi nervosi, come l’acetilcolina e la dopamina.
Grazie ai progressi della ricerca scientifica conosciamo sempre di più i meccanismi neuro-chimici del sogno, ma gli esperti non concordano ancora sul perché sogniamo.
I più grandi studiosi del sogno hanno ipotizzato tre funzioni diverse per questo fenomeno:

  • funzione biologica: il sogno avrebbe un ruolo centrale per consolidare la memoria e promuovere l’apprendimento stimolando le connessioni tra neuroni;
  • funzione psicoanalitica: il sogno ci permetterebbe di elaborare emozioni ed eventi vissuti;
  • funzione evolutiva: il sogno sarebbe solo un prodotto dell’evoluzione e riprodurrebbe nella nostra mente la realtà in modo fantasioso senza alcuna elaborazione.

I meccanismi fisiologici che ci permettono di sognare sono in parte sconosciuti e le funzioni del sogno sono ancora fonte di dibattito; ma ciò che mette d’accordo gli studiosi è che mentre sogniamo il nostro cervello è efficiente e operoso come “se fossimo svegli”.

Fonti

Ultimo aggiornamento 29-10-2019

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