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Sindrome di burnout: cause, sintomi e prevenzione

Il burnout, sindrome oggi riconosciuta dall’OMS come forma di logorio professionale correlata a situazioni di stress lavorativo, colpisce sempre più persone in ogni ambito, con inevitabili conseguenze sia per l’individuo che per l’azienda.

Cosa si intende con burnout?
Il termine burnout – traducibile in italiano con bruciato, esaurito, scoppiato – esprime con un’efficace metafora l’esaurimento dell’individuo. In generale, non esiste un’equazione puntuale tra stress lavorativo e ambiente lavorativo: lo stesso ambiente può essere stressante per un soggetto e motivo di crescita professionale per un altro. A parità di condizioni organizzative, ciascun individuo reagisce in maniera diversa alle stimolazioni che riceve dall’esterno; vi possono essere indubbiamente strutture organizzative altamente stressanti ma, mediamente, ogni ambiente presenta aspetti positivi e negativi.

Le cause della sindrome di burnout: perché può essere definito come “fenomeno multifattoriale”?
Il burnout appare come un fenomeno multifattoriale, come epilogo di vicende individuali che vanno correlate a fattori organizzativi aziendali, a fattori sociali, alle caratteristiche di personalità, alle tipologie di contratti lavorativi e a tante altre variabili. Esso esprime quindi, con estrema efficacia, il nuovo rischio professionale, il rischio psicosociale inserito come oggetto di tutela nel Testo Unico per la Sicurezza sul lavoro che prevede l’obbligo, da parte delle aziende, di valutare lo stress lavoro-correlato. Dunque, le cause del burnout possono essere molteplici. Tra le più frequenti vi sono però:

  • il sovraccarico di lavoro;
  • operare in strutture amministrative mal gestite;
  • non avere rapporti soddisfacenti con i colleghi e con i superiori;
  • la mancanza di autonomia decisionale;
  • la presenza di problemi personali o familiari;
  • le retribuzioni inadeguate;
  • le scarse opportunità di collaborare e di scambiare idee con i colleghi;
  • non avere spazi e tempi per la propria crescita personale;
  • la scarsa attenzione alla valorizzazione delle risorse umane;
  • la presenza di sistemi incentivanti non equi;
  • la mancanza di prospettive di carriera;
  • la presenza di un clima lavorativo carico di tensioni;
  • l’ambiguità di ruolo.

Quali sono i sintomi della sindrome di burnout
Dal punto di vista clinico, i sintomi del burnout sono molteplici; richiamano i disturbi dello spettro ansioso-depressivo e sottolineano la particolare tendenza alla somatizzazione e allo sviluppo di disturbi comportamentali. Tra i sintomi elencati da Cary Cherniss (La sindrome del burn-out, Centro Scientifico Torinese, Torino, 1983) ricordiamo:

  • alta resistenza ad andare al lavoro ogni giorno;
  • sensazione di fallimento, rabbia e risentimento, senso di colpa e disistima, scoraggiamento e indifferenza, negativismo;
  • senso di stanchezza ed esaurimento;
  • difficoltà a concentrarsi;
  • problemi di insonnia;
  • preoccupazione per sé;
  • frequenti mal di testa e disturbi gastrointestinali;
  • rigidità di pensiero e resistenza al cambiamento;
  • conflitti coniugali e familiari;
  • alto assenteismo.

Quali sono le conseguenze del burnout
Tra le conseguenze dello stress lavorativo vi può essere una maggiore possibilità di incorrere in errori professionali, un incremento degli infortuni lavorativi, una ridotta efficacia professionale, una maggiore incidenza di forme di disagio psichico o di vere patologie, come ansia e depressione, una maggiore vulnerabilità allo sviluppo di patologie organiche, l’assunzione di stili di vita disfunzionali (abuso di alcolici, gioco d’azzardo, irritabilità, fumo di sigarette...).

Trattamento e prevenzione della sindrome di burnout
L’approccio al trattamento dei disturbi stress-correlati in ambito lavorativo deve essere particolarmente attento e articolato su specifiche strategie di intervento. Per la gestione della sintomatologia ansiosa e depressiva, gli strumenti terapeutici disponibili sono di tipo farmacologico e psicoterapeutico. L’orientamento attuale è di utilizzarli in modo integrato, evitando inutili e dannose contrapposizioni, ponendo al centro dell’intervento il paziente con la sua personalità e la sua storia individuale, familiare e sociale. La prevenzione del disagio lavorativo, oltre che l’adozione di precise strategie organizzative aziendali, richiede in primis la pianificazione di specifici percorsi formativi mirati ad attivare o potenziare le competenze trasversali del singolo, le cosiddette soft skills, ritenute cruciali per migliorare l’efficacia personale. Esse riguardano l’acquisizione di una corretta metodologia per la gestione dei problemi, lo sviluppo di modalità di pensiero innovative, l’implementazione di abilità peculiari, come la response ability, ovvero la capacità di rispondere in maniera ottimale a ciò che accade nel momento in cui accade, abilità particolarmente utile nella gestione di situazioni di stress.

Il ricorso al fitness cognitivo-emotivo per una crescita più armonica
Uno strumento utile a essere meno vulnerabili nei confronti dello sviluppo di disturbi di natura disadattiva, come appunto il burnout, è il fitness cognitivo-emotivo, che risponde all’esigenza di favorire la crescita armonica dei processi cognitivi ed emotivi alla base della personalità matura. Molte difficoltà individuali o relazionali nascono infatti da divergenze nella modulazione di questi due processi e dall’incapacità di accrescere i meccanismi integrativi delle funzioni mentali. Il fitness cognitivo-emotivo mira a implementare la funzionalità globale dell’individuo attraverso il rafforzamento della sua capacità di far fronte agli eventi della vita con maggiore forza ed assertività, non solo attraverso un meccanismo di semplice risposta agli eventi, ma anche rafforzando la sua capacità di essere proattivo e proiettato al futuro. Ciò rafforza la sua identità, implementa il suo senso di autostima ed autoefficacia. Le abilità emotive e cognitive non si acquisiscono tuttavia mai in modo completo e duraturo poiché necessitano di un continuo allenamento che, come nello sport, deve essere costante: chi decide di allenarsi lo fa con determinazione e forza ponendosi degli obiettivi ben chiari. Programmi specifici di cognitive and emotional learning, soprattutto se focalizzati su specifiche aree e incentrati sulla resilienza, possono dare ottimi risultati nella prevenzione dello stress lavorativo.

Fonti

  • Pellegrino F.: La sindrome del burn-out. Centro Scientifico Editore, Torino, 2009.

  • Pellegrino F., La salute Mentale: clinica e trattamento, Edizioni Medico Scientifiche, Torino, 2018.

  • Pellegrino F., Esposito G, Burn-out, mobbing e malattie da stress, Positive Press, Verona, 2019.

Ultimo aggiornamento 22-11-2019
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